Madonna della Neve sul Cervati: a Sanza continua il pellegrinaggio, il ritorno della Vergine nella notte tra il 4 e il 5 agosto

A Sanza il tempo sembra fermarsi davanti a una delle tradizioni più antiche e sentite della religiosità popolare campana. Dopo il suggestivo pellegrinaggio della notte tra il 25 e il 26 luglio, quando gli otto “marunnari” hanno trasportato a spalla la cinquecentesca statua della Madonna della Neve lungo i dodici chilometri dell’antico sentiero che conduce al Monte Cervati, oggi il Santuario custodisce la Vergine in attesa del ritorno in paese previsto nella notte tra il 4 e il 5 agosto.

Un rito che si rinnova da oltre mille anni e che rappresenta molto più di una semplice manifestazione religiosa. È un patrimonio di fede, identità e appartenenza che coinvolge l’intera comunità di Sanza e richiama ogni anno migliaia di pellegrini provenienti da tutta la Campania e dalle regioni vicine. Il Santuario della Madonna della Neve, situato sulla vetta del Monte Cervati, la cima più alta della Campania, è uno dei luoghi simbolo del pellegrinaggio religioso del Mezzogiorno. Qui convivono storia, spiritualità e antiche tradizioni che affondano le radici in epoche precedenti al Cristianesimo, successivamente rielaborate attraverso la cultura del monachesimo italo-greco.Tra gli elementi più caratteristici del pellegrinaggio spiccano le “Cente”, spettacolari offerte votive realizzate con candele, fiori e spighe di grano, portate soprattutto dalle donne, spesso a piedi scalzi, come segno di devozione verso la Vergine. Un rito dal forte valore simbolico che richiama antichissime tradizioni mediterranee legate alla fertilità, alla natura e alla rinascita.

Le origini del culto sono antichissime. Un documento del Settecento custodito dall’Arciconfraternita di Santa Maria della Neve di Sanza testimonia come la devozione fosse già esistente prima della costruzione della cappella sul Monte Cervati, risalente al IX secolo. Il santuario conserva ancora oggi la sua struttura medievale, arricchita da un ampliamento settecentesco, e rappresenta uno dei luoghi di culto più significativi dell’intero territorio cilentano. Ma il pellegrinaggio è soprattutto una esperienza umana. Per i giovani di Sanza diventare “marunnaro” significa entrare a far parte di una tradizione tramandata di padre in figlio. Portare la “Stipa” sulle spalle, affrontando la salita verso il Cervati tra canti, preghiere e fatica, rappresenta un vero e proprio rito di passaggio che rafforza il senso di appartenenza alla comunità.

Ora cresce l’attesa per il momento conclusivo delle celebrazioni. Nella notte tra il 4 e il 5 agosto la Madonna della Neve sarà riportata a spalla fino alla Chiesa Madre di Sanza, dove prenderanno il via i solenni festeggiamenti patronali. Un ritorno carico di emozione che ogni anno richiama migliaia di fedeli lungo tutto il percorso.

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