Tre pronunce, tre esiti favorevoli e un unico filo conduttore che attraversa vicende amministrative differenti. Il Comune di Polla ha scelto di difendere le proprie decisioni fino in fondo, affidando alle sedi della giustizia amministrativa il compito di verificare la legittimità delle scelte assunte nell’interesse della collettività. Un percorso che oggi trova conferma nelle recenti decisioni del Consiglio di Stato e del TAR Campania, sezione di Salerno.
Le due sentenze pubblicate il 31 luglio 2026 dal Consiglio di Stato segnano un passaggio particolarmente rilevante nella controversia relativa ai dinieghi delle procedure abilitative semplificate, le cosiddette PAS, per la realizzazione di impianti fotovoltaici sul territorio comunale.
Il Consiglio di Stato ha accolto entrambi gli appelli proposti dal Comune di Polla, dichiarando improcedibili i ricorsi originariamente presentati in primo grado. Una decisione che determina il venir meno degli effetti delle precedenti pronunce del TAR con riferimento all’interpretazione dell’articolo 33, comma 6, delle Norme Tecniche di Attuazione del Piano Urbanistico Comunale.
Il punto non è soltanto procedurale. Al centro della vicenda vi è infatti una precisa idea di governo del territorio e la volontà dell’amministrazione comunale di preservare la funzione e la vocazione delle aree agricole produttive. Con le pronunce del Consiglio di Stato resta dunque ferma la disciplina comunale e viene confermata la piena efficacia dell’articolo 33 delle NTA del PUC.
Una linea amministrativa che il Comune ha scelto di sostenere senza arretramenti, nella convinzione che la tutela del territorio debba necessariamente conciliarsi con una pianificazione rigorosa e con il rispetto delle regole urbanistiche.
A queste due pronunce si aggiunge un terzo risultato favorevole, maturato questa volta davanti al TAR Campania, sezione di Salerno. Con la sentenza n. 820/2026, pubblicata il 4 maggio 2026, il Tribunale amministrativo ha respinto il ricorso proposto contro la gara indetta dal Comune per l’affidamento del servizio di ritiro e ricovero dei cani vaganti, riconoscendo la correttezza dell’operato dell’amministrazione anche nell’ambito della gestione dei servizi pubblici.
Tre vicende diverse, dunque, ma accomunate dalla medesima responsabilità istituzionale. Da un lato la pianificazione e la tutela del territorio, dall’altro l’organizzazione di un servizio rivolto alla collettività. In entrambi i casi il Comune ha scelto di sostenere le proprie determinazioni nelle sedi competenti, accettando il confronto con il giudice amministrativo come parte integrante del corretto funzionamento delle istituzioni.
Il sindaco di Polla, Massimo Loviso, legge nelle tre pronunce la conferma di una precisa impostazione amministrativa. “Questi risultati ci dicono che amministrare bene significa anche avere il coraggio di difendere le proprie decisioni quando sono giuste e quando servono a proteggere il territorio e l’interesse dei cittadini. Sul tema dell’articolo 33 abbiamo scelto di andare avanti fino in fondo, senza arretrare, perché credevamo nella bontà della nostra azione amministrativa. Il pronunciamento del Consiglio di Stato conferma la serietà di questo percorso. Il giudice amministrativo, quando viene investito di questioni così delicate, non rappresenta un ostacolo, ma uno strumento di garanzia e di chiarimento per l’azione pubblica”.

Il primo cittadino sottolinea quindi il valore complessivo delle tre decisioni, pur nella diversità delle materie trattate.
“Queste tre decisioni favorevoli, pur riguardando vicende diverse, mostrano una stessa linea. Il Comune di Polla non recede davanti alle difficoltà quando si tratta di difendere il proprio territorio, i suoi cittadini, le proprie regole e la qualità dei servizi”.
Nel percorso giudiziario dell’Ente ha avuto un ruolo anche la difesa tecnica affidata all’avvocato amministrativista Nicola Senatore, il cui lavoro ha accompagnato il Comune nei procedimenti davanti alla giustizia amministrativa.
Per Polla, le tre sentenze rappresentano dunque un risultato che va oltre la dimensione strettamente processuale. Sono il punto di arrivo di altrettanti procedimenti nei quali l’amministrazione ha scelto di non sottrarsi al confronto e di difendere le proprie determinazioni, soprattutto quando in gioco vi sono l’assetto del territorio, il rispetto delle regole urbanistiche e la qualità dei servizi destinati alla comunità.
La conclusione affidata al sindaco Loviso sintetizza il senso politico e amministrativo della vicenda. “Difendere il territorio, sostenere le scelte amministrative e andare avanti con responsabilità, anche nelle sedi giudiziarie, quando ciò è necessario nell’interesse della comunità”.














