Addio a Varenne, il più grande trottatore di tutti i tempi: sarà tumulato nell’allevamento di Eboli

Ci sono luoghi che finiscono per diventare parte di una storia. Per Varenne, l’ultimo di questi luoghi è la campagna di Eboli, dove il grande trottatore ha trascorso gli ultimi mesi della sua esistenza e dove ora resterà per sempre. Il “Capitano” sarà infatti tumulato nei prossimi giorni presso l’allevamento LJ, nel rispetto delle normative sanitarie vigenti. La notizia è stata comunicata dai titolari della struttura, i Giordano, all’indomani della morte del campione, scomparso il 18 agosto all’età di 31 anni.

Una scelta che ha il valore di un ultimo ritorno a casa. Varenne era arrivato a Eboli nella primavera del 2025, dopo aver lasciato Villanterio, nel Pavese, per iniziare nella Piana del Sele il suo lungo buen retiro. Qui era stato accolto con attenzioni quasi regali, in una struttura pensata per garantirgli tranquillità, spazio e le cure necessarie negli anni della vecchiaia. Ora quella stessa terra ne custodirà la memoria. La famiglia e l’allevamento hanno fatto sapere che, tra circa un mese, sarà organizzata una celebrazione privata. Soltanto successivamente il luogo della sepoltura sarà reso visitabile al pubblico, all’interno di un memoriale dedicato al campione. Un modo per trasformare il lutto privato in una memoria condivisa, senza sottrarre alla famiglia e a chi gli è stato vicino il tempo necessario per l’ultimo commiato.

La morte di Varenne chiude una delle pagine più luminose dell’ippica italiana. Nato il 19 maggio 1995 a Copparo, nel Ferrarese, il figlio di Waikiki Beach e Ialmaz ha costruito in pista un palmarès che ancora oggi conserva i contorni dell’eccezionalità: 62 vittorie in 73 corse disputate e oltre sei milioni di euro di premi. Ma più dei numeri, a consegnarlo alla storia è stata la capacità di trasformare il trotto in qualcosa che andava oltre il recinto dell’ippodromo. Varenne vinse a Parigi, Stoccolma, Agnano e New York, diventando un fenomeno sportivo conosciuto anche da chi dell’ippica non aveva mai seguito una corsa. Nel 2001 e nel 2002 realizzò per due volte il prestigioso Grand Slam del trotto, imponendosi nelle tre grandi prove di Gruppo 1: Prix d’Amérique, Gran Premio della Lotteria ed Elitloppet. Il suo storico driver Giampaolo Minnucci, nel giorno della scomparsa, ha sintetizzato con poche parole il rapporto con quel cavallo destinato a diventare leggenda: “La storia l’ha scritta lui.” 7

E forse è proprio questa la misura della grandezza di Varenne. Non soltanto un campione capace di vincere, ma un animale entrato nell’immaginario collettivo, diventato nel tempo simbolo di un’epoca, di una disciplina e di un modo irripetibile di intendere lo sport. Dopo il ritiro dalle corse, nel 2002, Varenne aveva inaugurato una seconda vita, quella di stallone. La sua progenie è diventata a sua volta protagonista dell’ippica internazionale, con migliaia di figli e discendenti capaci di mantenere vivo il patrimonio genetico e sportivo del “Capitano”. A Eboli, però, negli ultimi mesi, il campione aveva smesso di essere soltanto il cavallo dei record. Era diventato semplicemente Varenne. Quello che passeggiava nella Piana del Sele, che aveva una stalla preparata per lui e che veniva accudito quotidianamente con la cura riservata a un compagno di vita. Un legame raccontato anche nei mesi scorsi, quando l’allevamento LJ aveva aperto le proprie porte per celebrare i suoi 30 anni. È forse per questo che la decisione di lasciarlo proprio a Eboli assume un significato che supera la semplice destinazione della sepoltura.

Il campione nato in Emilia, diventato leggenda nelle grandi capitali europee del trotto e celebrato in tutto il mondo, troverà riposo nella terra che aveva scelto come ultima casa. E quando il memoriale sarà aperto al pubblico, chi arriverà all’allevamento LJ non incontrerà soltanto il ricordo di un cavallo. Troverà la storia di Varenne. Quella di un animale che, per una straordinaria combinazione di talento, potenza e carattere, riuscì nell’impresa più difficile: trasformare le proprie vittorie in memoria collettiva. A Eboli, dunque, la corsa è finita. Ma il mito, quello vero, continuerà a correre.

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