Nel cuore antico di Salerno, dove i vicoli si stringono e il tempo sembra rallentare il suo passo, c’è una porta che si apre su un universo di carta.

È la libreria “I Vicerè” (la denominazione completa e’ “I Vicere’ libri e Sud”), un piccolo tempio del sapere dimenticato dove circa ventimila volumi sopravvivono stipati in una piccola stanza. Entrare qui significa varcare una soglia del tempo: le pareti non si vedono quasi più, sommerse da colonne instabili di volumi che sfidano la gravità, mentre nell’aria si respira quell’odore pungente e inconfondibile di cellulosa datata, un profumo denso che sa di memoria.
Il libraio Antonino Frana, che ama definirsi “librivendolo”, ha curato questo spazio come un guardiano del tempo. Tra le sue mani sono passate migliaia di edizioni rare, anche del ‘500, testi borbonici del ‘700, codici napoleonici, libri introvabili sulla Campania e le sue aree interne. Spicca all’ingresso una vita dei papi del 1760 edito in una ventina di copie, il cui libro gemello si trova neIla Biblioteca reale d’Inghilterra. Tra i volumi piu’ datati si puo’ trovare una vita di Sant’Ignazio di Loyola del ‘600. Il lavoro de “I Vicere'” e’, dunque, una vera e propria missione di ricerca e salvaguardia: scovare il testo raro, trattarlo con la reverenza dovuta a una reliquia e consegnarlo alle mani di chi davvero puo’ capirne il valore.
A pochi passi dal Duomo, la libreria si è trasformata, quasi spontaneamente, in una tappa irrinunciabile per i turisti e i passanti come ci racconta il proprietario che con tenacia tiene in vita un’eredità destinata, purtroppo, a scomparire.
Maria Grazia Petrizzo