Giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro: il bilancio nel Vallo di Diano e la provincia di Salerno

I riflettori sulla 76ª Giornata Nazionale per le Vittime degli Incidenti sul Lavoro si sono spenti ieri sera, dopo i discorsi istituzionali, i cortei e le corone d’alloro. La manifestazione principale a Longarone ha provato a scuotere le coscienze del Paese. Eppure, le morti sul lavoro sono un’emergenza quotidiana che soprattutto nell’ultimo periodo ha scosso profondamente il Vallo di Diano. A rendere particolarmente reale e dolorosa questa ricorrenza per la comunità valdianese sono stati i fatti di pochi giorni fa, un “mercoledì nero” che ha strappato alla vita due operai stimati, trasformando il lavoro nell’ennesimo teatro di morte.

Nel giro di poche ore, mercoledì scorso, due operai sono morti a causa di un incidente sul posto di lavoro. Antonio Simone, 46 anni, operaio edile di Montesano sulla Marcellana, ha perso la vita nel Beneventano. Nello stesso pomeriggio, Pietro Pellegrino, 56 anni, originario di Sassano, è precipitato per diversi metri a causa del cedimento di un lucernario mentre lavorava sul tetto di un capannone nell’Avellinese.

La doppia tragedia del Vallo di Diano si inserisce in un quadro provinciale allarmante, confermato dai dati analizzati proprio a ridosso della Giornata Nazionale. I monitoraggi sindacali e i primi bilanci dell’anno evidenziano come la provincia di Salerno abbia già superato ampiamente la quota di 10 vittime dall’inizio del 2026 (con un dato ufficiale INAIL che registrava già 9 “morti bianche” stabili prima della fine dell’estate).

“Il cordoglio non basta più”, ha ribadito con forza Giuseppe Marchesano, segretario generale della Filca Cisl Salerno, in prima linea nel chiedere risposte concrete subito dopo il duplice incidente. Le richieste dei sindacati campani sono sempre le stesse: investimenti massicci sulla sicurezza, un aumento drastico del numero degli ispettori del lavoro e una responsabilità chiara e trasparente lungo tutte le filiere degli appalti.

Il messaggio centrale lanciato dall’ANMIL in questa edizione è stato chiaro: “Non dobbiamo abituarci. Il pericolo maggiore è la rassegnazione, il considerare questi decessi come un costo inevitabile della produzione industriale o edilizia.”

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