L’associazione di volontariato “Qua la zampa Effe” , presieduta da Amanda Cozza, ha formalmente richiesto al Comune di Sant’Arsenio la modifica o l’annullamento dell’avviso affisso l’8 luglio 2025, che vieta l’alimentazione degli animali randagi su suolo pubblico, minacciando sanzioni per i trasgressori.

In una lettera indirizzata anche all’U.O.S.D. Veterinaria delle aree interdistrettuali di Sapri/Camerota e Sala Consilina/Polla, l’associazione sottolinea come il divieto – presentato come “invito” – rappresenti in realtà una misura restrittiva priva di fondamento normativo, contraria alle leggi statali e regionali che tutelano i “cani liberi accuditi”. Tali normative, infatti, riconoscono e promuovono il diritto di cittadini e associazioni a prendersi cura degli animali randagi, anche attraverso la somministrazione di cibo, purché questa avvenga nel rispetto dell’igiene e del decoro urbano.




“Non si tratta di un invito a foraggiare indiscriminatamente i cani randagi”, precisa Amanda Cozza, “ma di un appello alla ragionevolezza. Accudire senza criterio può favorire la formazione di branchi e incentivare fenomeni problematici, coinvolgendo anche animali domestici mal custoditi.” L’associazione ribadisce quindi la necessità di combattere il randagismo con la prevenzione, invitando la cittadinanza a segnalare i cani abbandonati alle autorità competenti per la verifica del microchip e per promuovere la sterilizzazione, azione fondamentale per il benessere animale e per limitare la proliferazione incontrollata.
Nel testo della richiesta, si propone di sostituire il divieto con un invito responsabile: “Se si sceglie di somministrare alimenti ad animali vaganti, lo si faccia in modo corretto, evitando di lasciare residui e ciotole in strada, e mantenendo pulito il luogo.” Questo approccio mira a responsabilizzare i cittadini e a promuovere una collaborazione costruttiva con le istituzioni.
L’associazione chiede inoltre l’avvio di un tavolo di confronto con le autorità comunali, le associazioni animaliste e l’ASL, per elaborare strategie condivise ed efficaci nella gestione del fenomeno del randagismo.
“Portare in canile madri con cuccioli appena nati – conclude Cozza – è tra le cose più tristi che possa accadere. Per questo ribadiamo l’importanza di interventi mirati, non di divieti generici e controproducenti.”















Non credo che la soluzione giusta sia far morire di fame i poveri cani randagi
Le parole sono importanti così come i gesti. Basterebbe modificare il divieto per ottenere lo stesso risultato, aiutando, al tempo stesso, poveri animali che non per loro colpa, non vengono accuditi
Mi sembra del tutto opportuno che un’associazione nata per il contenimento del randagismo e per il benessere animale ( le due cose coincidono) prenda posizione a fronte di un provvedimento che colpevolizzare quelle povere creature a cui non si dovrebbero dare neanche cibo e acqua. I cani sono senzienti e lo danno tutte le persone che li conoscono.
Piuttosto si favorisca la sterilizzazione gratuita aderendo ai progetti finanziati dalla Regione, se non è stato ancora fatto.
Si illude colui che allontanando il problema creda che non esiste più.
Non perdiamoci sempre in chiacchiere inutili in provvedimenti o leggi che non tutelano mai i randagi e solo colpa nostra di noi esseri viventi xchè dire umani è abominevole xchè in questi casi di umano non abbiamo niente impariamo dai cani cos’è l amore incondizionato la fedeltà e il rispetto reciproco