Si chiamava Diego Palladino, ed era originario di Lauria, l’operaio travolto e ucciso mentre era al lavoro nello stabilimento Buzzi Unicem di Guidonia Montecelio, alle porte di Roma. Il drammatico incidente è avvenuto nel tardo pomeriggio di lunedì, mentre l’uomo stava effettuando operazioni di pulizia all’interno di alcuni silos dell’impianto. L’allarme è scattato immediatamente e sul posto sono arrivati i soccorritori, ma ogni tentativo di rianimazione si è rivelato inutile: Diego Palladino è morto sul colpo, sepolto dal materiale grezzo, tra cui il cemento. Sono in corso accertamenti per ricostruire l’esatta dinamica dell’accaduto. In segno di lutto e protesta, i colleghi hanno proclamato uno sciopero di otto ore per la giornata di, martedì 3 febbraio.

Lucano di origine, originario di Lagonegro e residente a Lauria, paese a cui era profondamente legato. Diego aveva 58 anni e lavorava per una ditta esterna in appalto ed era addetto alla manutenzione e alla pulizia dei silos all’interno dello stabilimento di Guidonia Montecelio, lascia due figli. La notizia della sua morte ha suscitato dolore e sgomento anche nella comunità lucana, colpita dall’ennesima tragedia sul lavoro che strappa una vita e lascia una famiglia nel dolore.
“Siamo di fronte all’ennesima morte annunciata. Non una fatalità, ma il prodotto di un sistema che continua a tollerare negligenze, vuoti di controllo e una gestione della sicurezza affidata troppo spesso al caso. Ogni morte sul lavoro è una responsabilità precisa che deve avere nomi e cognomi”, lo dichiara con parole durissime il Segretario Provinciale dell’Ugl Potenza, Giuseppe Palumbo, “da anni assistiamo alle stesse dichiarazioni, agli stessi rituali di cordoglio e alle stesse promesse che non cambiano nulla, incalza Palumbo, la prevenzione resta debole, i controlli insufficienti e la sicurezza continua a essere trattata come un tema secondario. Si continua a morire, prosegue Palumbo, perché la tutela della vita viene sacrificata sull’altare della produttività. Formazione carente, procedure aggirate e pressioni sui tempi di lavoro sono elementi ricorrenti che non possono più essere ignorati”.
.“Pretendiamo accertamenti rapidi, rigorosi e senza sconti – conclude Palumbo –. Chi ha sbagliato deve pagare. Non servono tavoli inconcludenti o slogan di circostanza: servono controlli costanti, sanzioni immediate e la sospensione delle attività dove la sicurezza non è garantita. Nel 2026 morire di lavoro è una vergogna inaccettabile”.
Una morte che riporta drammaticamente al centro il tema della sicurezza sul lavoro e che lascia Lauria e l’intera Basilicata nel dolore per la perdita di un loro concittadino.














