Il caro carburanti accende il dibattito in Basilicata, dove i prezzi alla pompa risultano tra i più alti d’Italia. Nelle ultime ore A.Ba.Co. Basilicata ha presentato un esposto alla Guardia di Finanza per chiedere verifiche su possibili anomalie nella formazione dei prezzi.

Al momento non ci sono conclusioni ufficiali, ma la questione assume già un forte rilievo politico. Secondo quanto evidenziato anche dall’Unione Nazionale dei Consumatori, la Basilicata si colloca oggi ai vertici della classifica nazionale per il costo della benzina.
Un dato che pesa in maniera significativa sulla vita quotidiana dei cittadini. In una regione dove il trasporto pubblico resta limitato, l’auto rappresenta spesso l’unico mezzo per lavorare, studiare o accedere ai servizi essenziali. Il prezzo del carburante diventa così una spesa inevitabile per famiglie e lavoratori.
Le ripercussioni si fanno sentire su più fronti: pendolari, imprese, artigiani e agricoltori devono fare i conti con costi sempre più elevati, in un contesto già segnato dall’aumento generale dei prezzi.
Al centro del dibattito la necessità di comprendere le ragioni di questi rincari. L’obiettivo è chiarire se esistano distorsioni nella filiera, ritardi o meccanismi poco trasparenti che incidono sul prezzo finale pagato dai consumatori.
Sul piano istituzionale è stata richiesta un’audizione urgente in terza commissione consiliare del direttore generale con delega al settore petrolio, per fare luce sulla situazione e individuare eventuali responsabilità.
Non manca poi il paradosso evidenziato da più parti: la Basilicata è una delle principali aree italiane per l’estrazione petrolifera, eppure i cittadini continuano a pagare il carburante più caro rispetto ad altre regioni.
Da qui la richiesta di interventi concreti: controlli più stringenti, maggiore trasparenza e un confronto diretto con il Governo e gli enti competenti.
Il tema, sottolineano i consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle Alessia Araneo e Viviana Verri, non può essere ignorato. I cittadini lucani, evidenziano, non possono continuare a sostenere costi più elevati senza spiegazioni chiare, soprattutto in un territorio già segnato dagli impatti economici, sociali e ambientali legati alle attività estrattive.














