
Entra nella fase decisiva il processo di primo grado sulla morte di Giovanna Pastoressa, la giovane deceduta il 13 dicembre 2019 a Lauria in seguito allo scoperchiamento del tetto del Pala Alberti.
Nel corso dell’udienza davanti al Tribunale di Lagonegro, il pubblico ministero Mogavero ha formulato le richieste nei confronti degli imputati coinvolti nell’inchiesta, contestando, a vario titolo, i reati di disastro colposo in concorso, omicidio colposo e lesioni personali colpose.
Il PM ha chiesto la condanna a 2 anni e 2 mesi di reclusione per il progettista della struttura e direttore dei lavori, per il titolare dell’impresa esecutrice delle opere in cemento armato e per il collaudatore. Richiesta di condanna anche per l’amministratore unico dell’impresa subappaltatrice, per il quale sono stati chiesti 1 anno e 8 mesi, con il riconoscimento delle attenuanti generiche.
Per altri imputati coinvolti nel procedimento — tra cui i responsabili unici del procedimento, il progettista della copertura in legno, il legale rappresentante della società esecutrice e il progettista di fatto della struttura — la Procura ha invece chiesto l’assoluzione “per non aver commesso il fatto”.
Per il collaudatore è stata inoltre avanzata richiesta di assoluzione dall’accusa di falso ideologico commesso da pubblico ufficiale in atto pubblico, ritenendo che “il fatto non costituisca reato”.
“Ci aspettavamo francamente un’altra lettura delle carte processuali – ha dichiarato uno dei legali della famiglia Pastoressa, l’avvocato Raffaele Melfi ai colleghi de La Siritide – perché secondo noi tutti quelli che hanno partecipato alla realizzazione del palazzetto dello sport, dalle fondamenta fino alla copertura, sono responsabili per quello che hanno fatto”.
Le prossime udienze sono state fissate per il 20 e il 22 maggio, date che potrebbero avvicinare il procedimento alla sentenza di primo grado.














