Ci sono tradizioni che non hanno bisogno di essere spiegate perché appartengono, semplicemente, alla memoria di una comunità. Ritornano ogni anno, con la discrezione delle cose autentiche, e riportano la fede là dove è nata, tra la terra, il lavoro, gli animali, gli ulivi e le mani degli uomini. A Padula sono iniziate le tradizionali benedizioni delle campagne, delle stalle e degli animali in onore di San Francesco d’Assisi. E ancora una volta il saio francescano ha lasciato il convento per entrare nei luoghi quotidiani della vita contadina, incontrando uomini e donne nel cuore delle loro giornate. A guidare questo antico rito è fra Marco Maria Della Rocca, Guardiano della fraternità francescana, che nei prossimi giorni proseguirà il suo cammino attraverso le campagne di Padula, raggiungendo aziende agricole, stalle, campi e luoghi di lavoro. Non è una semplice visita. È una presenza. Perché San Francesco, l’uomo che chiamava ogni creatura «Fratello» e «Sorella», sembra trovare proprio qui, tra gli ulivi e i campi, uno dei luoghi più naturali per continuare a parlare. La sua spiritualità, nata otto secoli fa, conserva infatti una sorprendente attualità ogni volta che torna a confrontarsi con la terra e con chi della terra vive. La benedizione delle campagne è, in questo senso, qualcosa di più di un gesto religioso. È un incontro. È fermarsi davanti a una stalla, osservare gli animali, ascoltare il racconto di chi lavora un campo. È raccogliere le preoccupazioni di chi aspetta un raccolto, le speranze affidate alla stagione, le difficoltà di un mestiere antico che ancora oggi richiede pazienza, sacrificio e coraggio. Ed è forse proprio questa la parte più bella delle immagini di questi giorni: vedere un frate che non parla da un pulpito, ma cammina nella campagna; non davanti a una platea, ma accanto alle persone. Un uomo di Chiesa che ascolta gli agricoltori mentre raccontano la propria terra. Nessuna distanza, nessuna solennità costruita. Soltanto la terra sotto i piedi e il cielo sopra la testa. È una scena che avrebbe certamente incontrato lo spirito di Francesco. Il Santo di Assisi aveva compreso, con una modernità che ancora sorprende, che l’uomo non è padrone assoluto del creato, ma parte di una grande comunità di vita. Il suo Cantico delle creature non è soltanto una delle pagine più alte della letteratura religiosa italiana, è una dichiarazione di fraternità universale, nella quale il sole, la luna, l’acqua, il fuoco e la terra vengono riconosciuti come compagni dell’esistenza. Ed è proprio questa fraternità che, a Padula, torna a prendere forma attraverso una tradizione semplice e profondamente radicata.

Dopo la benedizione delle stalle e degli animali di ieri, fra Marco Maria Della Rocca ha proseguito oggi il suo percorso nelle campagne, incontrando la gente laboriosa di Padula e attraversando quei paesaggi nei quali il lavoro agricolo continua a scandire il tempo. C’è qualcosa di antico e insieme profondamente contemporaneo in questo andare incontro alle persone. Perché benedire un campo significa anche riconoscere la dignità di chi lo coltiva. Benedire una stalla significa ricordare il valore di chi ogni giorno si prende cura degli animali. Benedire un’azienda agricola significa affidare a Dio non soltanto un raccolto, ma le fatiche, i sacrifici e i progetti di una famiglia. E allora quella preghiera, pronunciata tra gli ulivi o davanti a una stalla, assume un significato che va oltre il rito. Diventa una carezza alla terra. Un modo per dire che il lavoro delle mani non è invisibile, che la fatica degli agricoltori merita ascolto e che anche nelle società più moderne esiste ancora un legame indissolubile tra l’uomo e la terra dalla quale trae sostentamento. A Padula questa consapevolezza vive ancora. Vive nei campi, negli uliveti, nelle aziende agricole, negli animali custoditi nelle stalle e soprattutto nelle persone che continuano a lavorare la terra con la pazienza di chi sa che non tutto può essere programmato, perché esistono il clima, le stagioni, la pioggia, il vento e l’imprevedibilità della natura. Per questo la benedizione è anche un atto di speranza. Si prega perché la terra dia frutto, perché gli animali siano custoditi, perché il lavoro venga ricompensato, perché le famiglie possano guardare al futuro con fiducia. E mentre fra Marco attraversa le campagne, la figura di San Francesco sembra tornare a camminare simbolicamente tra la sua gente. Non nei grandi discorsi, ma nelle piccole cose. In una stretta di mano. In un animale accarezzato. In un campo appena lavorato. In un contadino che racconta la propria giornata. In una preghiera pronunciata sotto il cielo aperto.




È questa, forse, la forza delle tradizioni vere: non restano immobili nel passato. Continuano a parlare al presente perché custodiscono qualcosa che il tempo non riesce a consumare. A Padula, ancora una volta, San Francesco passa per le campagne. E lo fa nel modo più francescano possibile: vicino agli uomini, vicino agli animali, vicino alla terra. Chi desidera ricevere la benedizione nella propria azienda, nella propria stalla o nei propri campi potrà incontrare fra Marco nel corso dei prossimi giorni, durante il suo percorso attraverso le campagne padulesi. Sarà una benedizione, certo. Ma anche un incontro. E forse, in tempi nei quali abbiamo imparato a correre molto e ad ascoltare poco, è proprio questo il significato più prezioso di una tradizione antica, ricordarci che, prima ancora di benedire la terra, bisogna saperla guardare, rispettare e amare.




















