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venerdì, 1 Maggio, 2026
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Bancarotta fraudolenta e riciclaggio nel salernitano: sequestro della Finanza di oltre 1,5 milioni di euro

Il Nucleo Speciale Polizia Valutaria della Guardia di Finanza, unitamente ai militari del Comando Provinciale di Salerno, Napoli e Terni hanno dato esecuzione ad un’ordinanza applicativa di misure cautelari personali e reali, emessa dal GIP di Salerno su richiesta della procura salernitana, nei confronti di quattordici indagati, gravemente indiziati a vario titolo per i reati di “Bancarotta Fraudolenta, Riciclaggio e Autoriciclaggio”, disponendo gli arresti domiciliari nei confronti di due indagati, di cui uno residente in territorio iberico, nonché il sequestro per un valore complessivo di oltre 1,5 milioni di euro. Secondo la ricostruzione accusatoria, allo stato condivisa dal GIP, la società Bushop srl operante sul territorio nazionale per la vendita di prodotti informatici a mezzo online, avrebbe richiesto ad un’altra società la Nexi, oltre 3300 richieste di  storno presentate dai clienti a causa della mancata consegna di beni precedentemente venduti, per un totale di oltre 880 mila euro. Così la Nexi   destinataria della richiesta di storno ha provveduto a riaccreditare le indicate somme sulle carte di credito dei clienti che avevano effettuato gli acquisiti e richiesto il rimborso, senza ottenerlo per incapienza patrimoniale della Bushop. Secondo l’ipotesi accusatoria, peraltro, tale ultima società avrebbe disposto delle somme ricevute dai clienti attraverso plurimi bonifici ad altri soggetti (destinatari della misura cautelare reale) senza valide ragioni economiche ovvero avrebbe utilizzato tali somme per costituire nuove persone giuridiche a loro volta destinate a reiterare la commissione degli indicati delitti. Di fronte alla insolvenza della BUSHOP l’Ufficio di Procura ha chiesto ed ottenuto dal Tribunale la sua liquidazione giudiziale, all’esito della quale è stato ipotizzato il reato di bancarotta fraudolenta documentale, patrimoniale ed impropria, ed anche ipotizzata la presenza di amministratori di diritto e di fatto che, in concorso tra loro, anche avvalendosi dell’opera di un dottore commercialista, avrebbero cagionato dolosamente il fallimento della società, oltre a distrarre il patrimonio aziendale, recando così un pregiudizio ai creditori.

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