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domenica, 31 Maggio, 2026
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Nella Grotta di Valicelli a Monte San Giacomo le risposte sull’estinzione della specie umana di Neandertal

Nell’agosto di quest’anno il Comune di Monte San Giacomo ha dato l’avvio, di concerto con la Soprintendenza Archeologia , Belle Arti e Paesaggio, per le provincie di Avellino e Salerno ad un progetto di valorizzazione e promozione del patrimonio archeologico del Cervati con fini scientifici, divulgativi e di tutela.

Per quanto riguarda gli aspetti connessi alla ricerca scientifica è previsto il coinvolgimento di atenei- le Università di Siena e di Bologna e l’Università canadese Simon Freser- fra i più quotati a livello internazionale. L’Università di Siena, in particolare, vanta, da più di mezzo secolo, una lunga tradizione di ricerche e scavi in siti preistorici cilentani, quali ad esempio le Grotte della Cala, del Poggio e di Castelcivita, dove è stato possibile ricostruire nel dettaglio l’evoluzione delle culture umane che si sono susseguite in questo territorio a partire dalle fasi più antiche del Paleolitico.

Il Monte Cervati è noto da tempo per le numerose cavità che si aprono sulle sue pendici e che furono esplorate sistematicamente negli anni ’90 dall’ Università di Napoli “Federico II”. Due tra le più significative dal punto vista archeologico si situano nel Comune di Monte San Giacomo: la Grotta dei Valicelli e l’Inghiottitoio di Pian di Varlacarla detto anche Grotta Merola .

Quest’ ultimo, ubicato in località Tempe di Tornicelle, a 980 m s.l.m., è uno dei siti protostorici più importanti del Cilento. La grotta conserva infatti un archivio di dati, forse unico in tutta la Campania, relativo alle testimonianze ancora incontaminate di riti funerari, che in base alle caratteristiche della ceramica rinvenuta, è stato possibile attribuire all’inizio della media età del Bronzo, un periodo che oscilla tra XVII e XV sec. a.C.

Nel contesto del Monte Cervati, quello che rende Valicelli unica nel suo genere è la presenza dell’uomo di Neanderthal. I Neanderthaliani, la cui cultura è denominata Musteriano, producevano strumenti in pietra, principalmente raschiatoi e denticolati, ed erano esperti cacciatori, come dimostrato dagli abbondanti resti di pasto che si rinvengono nei loro accampamenti. Nel caso di Vallicelli le caratteristiche tecnologiche dello strumentario in pietra hanno fatto ipotizzare una cronologia recente nell’ambito del Paleolitico medio, intorno a 45-40 mila anni fa, ossia relativa ad un periodo in cui era già presente sul territorio anche l’Uomo moderno (Homo sapiens), giunto nella Penisola italiana proprio in questo lasso di tempo.

Le ricerche intorno ai siti archeologici dunque pongono la Grotta dei Vallicelli al centro di un dibattito scientifico internazionale di grande attualità, che verte intorno alle potenziali interazioni intercorse tra Neandertaliani e Sapiens e alle cause, ancora sotto certi aspetti misteriose, che portarono all’estinzione dei primi intorno a 40 mila anni fa.

Le indagini a Valicelli potrebbero dare un contributo non secondario al chiarimento di alcuni degli aspetti legati alle ragioni della scomparsa delle altre specie umane, tra cui i Neandertal, e sui motivi che permisero, invece, alla nostra specie di sopravvivere quale unico rappresentante del genere Homo sul pianeta Terra.

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