San Matteo è Salerno, Salerno è San Matteo. Anche invertendo l’ordine dei nomi il risultato non cambia. L’attaccamento profondo della città al suo santo patrono resta invariato come elemento radicato e fondante dell’identità salernitana.
I tre giorni dedicati alla festa di San Matteo, anche quest’anno, hanno visto una nutrita partecipazione di fedeli e curiosi provenienti da tutta la provincia. Il momento di maggior interesse, come sempre, è stata la processione dei santi salernitani per le vie del centro cittadino, la cui marcia è stata accompagnata dalla banda locale, le numerose confraternite, le autorità religiose, con in capo l’arcivescovo S.E. Monsignor Bellandi, le autorità civili guidate dal Sindaco Napoli e quelle militari, oltre ai numerosi fedeli.

Molto apprezzate le paranze di San Matteo con i colori tradizionali del rosso, giallo ed azzurro legati alla città. Attesissimo il rientro della solenne processione per assistere alla corsa sulle scale del duomo delle statue dei santi martiri salernitani ( Ante, Gaio e Fortunato), considerati “le tre sorelle” di San Matteo, insieme alle altre statue d’argento di San Gregorio VII e San Matteo, più quella lignea di San Giuseppe la più pesante di tutte, portate in spalla dai portatori molto applauditi per lo sforzo che compiono, a volte da generazioni.

Nei vicoli del centro storico non è mancato il caratteristico odore degli ingredienti base per cucinare la milza. Siamo entrati in un’antica macelleria per scoprire i segreti del tradizionale piatto cucinato fin dal Medioevo. Rito religioso e tradizione culinaria, dunque, giusto binomio per la festa di San Matteo che si è conclusa con lo spettacolo pirotecnico sul lungomare, uno dei più belli delle ultime edizioni, molto suggestivo ed emozionante.
Maria Grazia Petrizzo














