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mercoledì, 3 Giugno, 2026
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Hikikomori in Campania: giovani sempre più isolati. Se n’è parlato a Salerno

Si è tenuta ieri, presso il Comune di Salerno, una tavola rotonda dedicata all’analisi e alla riflessione sul fenomeno dell’hikikomori, una problematica sociale che, negli ultimi anni, ha preso piede anche in Italia, e in particolare nella regione Campania. L’incontro ha visto la partecipazione di autorità locali, specialisti dell’ASL Salerno, nonché figure di spicco come Patrizia Palomba, coordinatrice dell’associazione regionale “Hikikomori Italia”, e Carlo Noviello, presidente della cooperativa sociale “Il Villaggio di Esteban”, impegnata nel sostegno ai giovani emarginati.

L’hikikomori, termine giapponese che significa “stare in disparte” o “isolarsi”, indica una condizione in cui adolescenti e giovani adulti si ritirano completamente dalla vita sociale, spesso rimanendo chiusi in casa, talvolta per mesi o anni, limitando i contatti con il mondo esterno al minimo indispensabile. Questo fenomeno, nato in Giappone negli anni ’90, ha iniziato a manifestarsi anche in Occidente, diventando una questione di rilevanza pubblica per le istituzioni e le famiglie italiane. Nel corso dell’incontro, le autorità locali e gli specialisti dell’ASL hanno evidenziato come l’hikikomori, spesso percepito come un fenomeno lontano e confinato alla cultura orientale, stia prendendo piede anche nelle città italiane, inclusa Salerno e l’intera regione Campania. Patrizia Palomba ha presentato dati allarmanti relativi al numero crescente di segnalazioni che arrivano dall’associazione “Hikikomori Italia”, confermando che il fenomeno riguarda ormai centinaia di ragazzi e famiglie in tutta la regione.

“Spesso si tratta di adolescenti tra i 14 e i 19 anni”, ha spiegato la Palomba, “ma stiamo osservando un preoccupante abbassamento dell’età media in cui i primi segnali di isolamento cominciano a manifestarsi, talvolta già durante le scuole medie”. Secondo la coordinatrice, le principali cause del fenomeno sono da ricercare nella crescente pressione sociale e scolastica, nelle difficoltà relazionali e nella dipendenza dalle tecnologie digitali, che favoriscono l’isolamento e l’estraniazione dalla vita reale. Durante il confronto, sono emerse diverse interpretazioni delle cause profonde che portano i giovani a scegliere l’isolamento. Carlo Noviello, presidente della cooperativa “Il Villaggio di Esteban”, che da anni lavora con ragazzi in situazioni di disagio sociale, ha sottolineato come spesso l’hikikomori sia il risultato di un insieme di fattori, tra cui il fallimento delle relazioni sociali e familiari.

“Questi giovani”, ha dichiarato Noviello, “sono molto spesso vittime di bullismo, di aspettative eccessive da parte dei genitori o della scuola, e vivono un profondo senso di inadeguatezza. L’isolamento diventa una via di fuga da una realtà che percepiscono come ostile o inaccessibile”.

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