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sabato, 18 Aprile, 2026
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Alluvione Dana a Valencia: tra i volontari la testimonianza di Andrés originario di Corleto Monforte

Valencia trema di paura ancora, e la pioggia in arrivo che mi annuncia Andrés poco prima del nostro collegamento, non tranquillizza affatto gli animi. Una tragedia che ancora conta morti e dispersi in una cornice di rabbia e dolore: la contestazione ai Reali di Spagna nelle strade piene di fango mentre dalle finestre di molte case e dai parapetti dei viadotti pendono lenzuola con la scritta “Solo el pueblo salva el pueblo”.

Andrés Perez Salerno fa parte di quel popolo: giovane biologo presso l’Oceanografico di Valencia per metà venuezelano e in parte con origini di Corleto Monforte in questi giorni è impegnato insieme ai tantissimi volontari, migliaia. Lo abbiamo raggiunto per raccogliere la sua testimonianza.

“I numeri di dispersi e vittime sono in aumento. Ci sono ancora garage con acqua da svuotare e diverse automobili sotto il fango. E’ facile che ci siano altre vittime” ci racconta Andrés che amareggiato non riconosce una netta congruenza con il quantitativo di vittime comunicato attraverso i dati ufficiali.

“L’avviso di allerta è stato comunicato in ritardo. Aveva già piovuto per diverse ore nei dintorni di Valencia e c’erano già posti allagati. Quando l’allarme è stato dato c’era ancora tanta gente che circolava in auto e che purtroppo è rimasta intrappolata sull’autostrada e nelle strade. Casualmente a Valencia ancora non pioveva, noi per caso siamo rientrati a casa, ma la gente che doveva fare rientro nei paesi circostanti dove già c’era allagato non ha più potuto farlo. Per questo dopo l’alluvione si sono viste tutte quelle automobili ammassate”.

Infine Andrés ci racconta di quanto sia dura aiutare le zone più colpite: le vie dove il danno è maggiore sono transennate e per raggiungere i posti dove c’è da aiutare e sgomberare sono raggiungibili solo a piedi, “Facciamo come la media di venti km al giorno a piedi. Una volta arrivati nelle zone interessate c’è tantissimo lavoro da fare. Sembra di non vedere mai la fine”.

Quando gli chiediamo cosa invece può fare chi non è lì ed è a distanza, Andrés ci risponde “Di tenere sempre accesa l’informazione sulla situazione, senza dimenticare il grande lavoro che c’è ancora da fare, attraverso la diffusione di immagini e testimonianze alla ricerca di soluzioni più concrete”.

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