Nel corso di una perquisizione all’interno del carcere di Matera, la Polizia penitenziaria ha ritrovato ben sette cellulari e due coltelli con una lama lunga circa 11 centimetri. Il materiale sequestrato era destinato a favorire traffici illeciti e contatti non autorizzati con l’esterno. Telefonini e coltelli erano stati “accuratamente occultati nelle celle occupate da molteplici detenuti di nazionalità italiana”, secondo quanto reso noto dal segretario generale del Sindacato di polizia penitenziaria (Sappe), Donato Capece. Capece ha definito “un fenomeno sempre più in crescita” i tentativi di introdurre nelle carceri stupefacenti e telefonini. “E’ fondamentale – ha aggiunto – che le istituzioni raccolgano nuovamente il nostro appello: investire nella sicurezza per avere carceri più sicure”.

La vasta operazione di perquisizione straordinaria, effettuata all’alba dell’11 dicembre nella Casa Circondariale di Matera, è stata coordinata dal Comandante dell’Istituto, Giacomo Prudentino. Alla perquisizione straordinaria, oltre ai baschi azzurri delle aliquote confluite dalle altre sedi penitenziarie della Basilicata e della Puglia, hanno partecipato uomini del Distaccamento Cinofili della Polizia Penitenziaria di Trani.
“Un risultato che conferma l’efficienza della Polizia Penitenziaria come una delle quattro Forze di Polizia essenziali nel contrasto alla criminalità carceraria,” ha dichiarato Saverio Brienza, Segretario Regionale del Sappe Basilicata. Il materiale sequestrato e gli atti relativi sono stati trasmessi alla Procura della Repubblica di Matera, e i detenuti responsabili delle violazioni sono stati deferiti”. Brienza ha sottolineato come l’operazione sia stata portata a termine nonostante le difficoltà legate al sovraffollamento della struttura, che ospita circa 50 detenuti oltre la sua capienza, e alla carenza di personale, con un organico ridotto di 30 unità. “La Polizia Penitenziaria rappresenta un baluardo contro le attività illecite, nonostante le sfide quotidiane,” ha concluso.