I pellegrini delle 163 parrocchie del territorio diocesano si sono riuniti nella chiesa madre di Salerno per dare inizio al Giubileo ordinario, presieduto dall’arcivescovo Andrea Bellandi.

Già prima dell’inizio della cerimonia, nella chiesa di San Benedetto, non tutti sono riusciti a trovare posto; molti hanno atteso in strada l’uscita della processione, dietro la croce ornata. Questo momento di condivisione collettiva rappresenta la spiritualità che vive nel cuore di un popolo. Il corteo religioso, essenziale e rapido per non creare disagio ai visitatori di “Luci d’artista”, è guidato dall’arcivescovo, seguito da una lunga fila di sacerdoti, diaconi, religiosi, seminaristi e laici, che si snoda lungo le vie San Benedetto, San Michele, Antonio Genovese e Roberto il Guiscardo, fino ad arrivare al duomo.
Tra i partecipanti, anche la vicesindaca Paki Memoli ha rappresentato l’amministrazione. Come in tutte le cattedrali del mondo, sono le campane a proclamare l’inizio dell’anno del perdono e della riconciliazione. Tra i presenti, anche sei detenuti della casa circondariale “Antonio Caputo” di Fuorni. Papa Francesco, aprendo una Porta santa nel carcere romano di Rebibbia, ha esortato i governanti a compiere gesti di clemenza. La speranza è il tema centrale di questo Giubileo.
Arrivati nel quadriportico della cattedrale, l’arcivescovo Bellandi solleva la croce e proclama: «Ave, croce di Cristo, unica speranza». Tutti rispondono: «Tu sei la nostra speranza, non saremo confusi in eterno». Monsignor Bellandi è il primo a varcare il portale centrale, seguito da sacerdoti e altri partecipanti.
In questo Giubileo, solo le Porte sante a Roma sono aperte, ma per i credenti, attraversare la Porta simboleggia un passaggio dal peccato alla salvezza. Alcuni toccano la cornice di pietra di quel varco, mentre altri immortalano il momento con foto sui loro smartphone. L’arcivescovo celebra la messa con il vescovo ausiliare Alfonso Raimo e il clero, centrando l’omelia sul tema della speranza.
«Il Giubileo – spiega monsignor Bellandi – è sempre stato un momento di grande rilevanza spirituale, ecclesiale e sociale. Oggi, porre al centro il tema della speranza è particolarmente significativo in un tempo segnato da sfide e tensioni sociali, nonché dal dramma delle guerre. Questo clima sembra soffocare la possibilità di sperare. Il Giubileo, con il suo cammino di conversione, perdono e misericordia, offre una reale opportunità affinché la luce della speranza possa nuovamente illuminare il futuro, non in modo ingenuo, ma con consapevolezza. La vostra numerosa presenza stasera è segno di un forte desiderio di cambiamento e trasformazione all’insegna della speranza, che non delude».
Il canto di 250 coristi, provenienti da diverse parrocchie diocesane e diretti dal maestro Remo Grimaldi, ha animato la liturgia, simbolizzando ulteriormente la forza della speranza che unisce la comunità.














