A Corleto Monforte come nella maggior parte dei paesi sugli Alburni l’allevamento ovino e bovino viene condotto nella maggior parte dei casi allo stato brado, ne derivano prodotti caseari e carni di alta qualità. Non solo, allevare allo stato brado vuol dire ridurre di tanto i costi di gestione da parte dell’allevatore: gli animali fuori dalla stalla trovano approvvigionamento nei pascoli, riducendo l’acquisto di mangimi.
Nell’ultimo periodo però i terreni interessati ai pascoli, specie quelli a più bassa quota dove gli allevamenti si spostano nei mesi invernali, sono interessati da una problematica sempre più diffusa: la distruzione dei terreni dovuta al passaggio continuo di un numero elevatissimo di cinghiali che si muovono in branco.

Già la peste suina aveva costituito di per sè un primo campanello di allarme per allevamenti allo stato brado e semibrado, due pratiche di allevamento non solo maggiormente rispettose del benessere animale, ma necessarie per poter allevare razze autoctone.

Non solo il lupo quindi, di cui sono stati avvistati almeno tre esemplari nella zona di Monte Pruno a Roscigno recentemente e nelle stesse campagne di Corleto Monforte nei mesi scorsi, ma oggi anche gli ungulati, che da sempre hanno rappresentato una problematica strettamente correlata all’agricoltura, risultano essere impedimento per gli allevatori che chiedono ancora una volta soluzioni ai problemi che li perseguitano nella loro attività.














