Nuova scoperta a Pompei. Emerge una sala affrescata con una rarissima “Megalografia” del I Secolo A.C.

A pochi giorni dalla conclusione degli scavi dell’Insula 10 Regio IX, gli archeologi hanno riportato alla luce una scoperta che ha dell’incredibile.

Si tratta di una parete affrescata di quella che sembra essere una grande sala per banchetti. La particolarità di questo affresco sta nelle sue dimensioni. Si tratta, infatti, di una ” Megalografia” (dal greco “dipinto grande”- ciclo di pitture a grandi figure)un fregio di dimensioni quasi reali che gira intorno a tre lati dell’ambiente.

L’ultima megalografia fu rinvenuta a Pompei circa un secolo fa all’interno degli scavi della celebre villa dei Misteri, situata fuori dalle porte dell’antica città e, oggi, a cento anni da quella scoperta, quando nessun archeologo o studioso più se lo aspettava un rinvenimento che ha dell’eccezionale, non solo per la sua bellezza e la cura ai dettagli, a cui tutti i visitatori del Parco archeologico sono ormai abituati, ciò che colpisce sono le storie narrate dal fregio. Il soggetto dell’affresco è l’iniziazione ai misteri di Dioniso: il fregio mostra il corteo di Dioniso, dio del vino: baccanti rappresentate come danzatrici, ma anche come cacciatrici feroci, con un capretto sgozzato sulle spalle o con una spada e le interiora di un animale nelle mani; giovani satiri con le orecchie appuntite che suonano il doppio flauto, mentre un altro compie un sacrificio di vino (libagione) in stile acrobatico, versando dietro le proprie spalle un getto di vino da un corno potorio (usato per bere) in una patera (coppa bassa). Al centro della composizione c’è una donna con un vecchio sileno che impugna una torcia: si tratta di una inizianda, vale a dire una donna mortale che, tramite un rituale notturno, sta per essere iniziata nei misteri di Dioniso, il dio che muore e rinasce, promettendo altrettanto ai suoi seguaci.

Come riporta l’E-journal degli scavi archeologici “si tratta di un rinvenimento che sicuramente farà discutere ancora a lungo e di cui si può offrire qui solo
un primo inquadramento.” Un entusiasta Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco, spiega che “Dietro queste meravigliose pitture, con il loro gioco con illusione e realtà, possiamo vedere i segni di una crisi religiosa che stava investendo il mondo antico, ma ci possiamo anche cogliere la grandezza di una ritualità che risale a un mondo arcaico, almeno fino al II millennio a.C., al Dioniso dei popoli micenei e cretesi, che era chiamato anche Zagreus, signore degli animali selvatici.”

L’ambiente del Tiaso dionisiaco sarà visibile per il pubblico fin da subito nell’ambito delle visite al cantiere, già avviate dall’inizio dello scavo per i vari ambienti via via indagati.

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