Cinque anni sono trascorsi dalla zona rossa, la prima nel sud Italia, per il Covid. Quattro comuni, che poi divennero cinque, “congelati” per la presenza del virus: Sala Consilina, Polla, Atena Lucana, Caggiano e poi Auletta. Tutto per i primi positivi. Si ricorderà il raduno neocatecumenale e le invettive del governatore Vincenzo de Luca contro quell’incontro.
Cinque anni sono trascorsi dalla decisione di far diventare zona rossa, di bloccare confini e transiti. Sono ancora impresse negli occhi le immagini dei militari dell’esercito italiano arrivare ai vari svincoli, di carabinieri e polizia locale in azione per far rispettare le normative, il “coprifuoco”. Si ricorderanno anche le autocertificazioni, le passeggiate coi cani, le videochiamate. Cinque anni dopo quello che sembra essere dimenticato nel Vallo di Diano è l’importanza, il sacrificio, la forza dell’ospedale “Luigi Curto” di Polla, vera e proprio trincea di fronte al covid. I primi arrivi in ospedale, la fila di ambulanze, il personale sanitario che si sacrifica senza sapere cosa aspettarsi. E ancora la creazione del primo reparto Covid, le paure, i video dei pazienti. Medici, infermieri, personale oss – le tute bianche -. completamente dimenticati per quello sforzo immane a rischio della propria vita. Dovettero lottare anche per avere ciò che loro spettava. Il Dipartimento di prevenzione, le sirene, le quarantene. Certo furono fatti errori ma anche tanti piccoli gesti eroici.
Cinque anni dopo la morte di Don Alessandro Brignone, dell’indimenticato comandante dei vigili del fuoco Luigi Morello. Di oltre centocinquanta persone. Anziani e non solo. Il trasferimento degli ospiti dell’istituto Juventus, le multe per chi giocava a carte nonostante i divieti. Cinque anni sono trascorsi dalle promesse di essere più buoni, più solidali, dalle promesse di rinforzare l’ospedale, di dare man forte alle forze dell’ordine. Sembra ieri ma è stato già tutto lanciato verso l’oblio.
