Il presidio “Ottavia De Luise” di Libera Basilicata, attivo in Val d’Agri, accoglie con gratitudine l’operazione antidroga condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Potenza e dall’Arma dei Carabinieri, che ha inferto un duro colpo al traffico di sostanze stupefacenti anche nel nostro territorio. Un’azione importante e necessaria, che però, come sottolineato dal presidio, non basta da sola a contrastare la diffusione di una piaga sempre più radicata nella società.

L’operazione ha portato al sequestro di hashish, cocaina, marijuana e metadone, confermando ancora una volta la pervasività del fenomeno e l’infiltrazione della criminalità nei contesti quotidiani, dove a pagare il prezzo più alto sono i più deboli: giovani e giovanissimi.
È forte la preoccupazione espressa da Libera Val d’Agri di fronte a una realtà in cui il consumo di droghe si intreccia con la solitudine, la fragilità sociale, la povertà educativa e relazionale. Come ricorda don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, “parlare oggi di droga significa parlare della solitudine e della fragilità di molti”, aggravate da un modello di società che esaspera l’individualismo e abbandona i più vulnerabili.
Il presidio rilancia con forza l’appello di don Ciotti per una risposta collettiva e strutturata: serve una “città educativa”, un contesto sociale e urbano in cui gli adolescenti possano sentirsi accolti, valorizzati, ascoltati, dove possano coltivare passioni e progetti, evitando così di cadere nei vuoti che spingono verso la dipendenza.
Libera Val d’Agri si rivolge alle Istituzioni, a partire dalle scuole e dall’Ambito Sociale Territoriale, alle associazioni, ai cittadini, alle famiglie, affinché si costruisca insieme un patto di responsabilità condivisa. Un’alleanza educativa per prevenire, sostenere, creare alternative credibili e tangibili.
Più educazione, meno repressione: questo il grido che parte dal cuore della Basilicata. Un invito a non lasciare soli i giovani, a fare rete, a costruire comunità. Perché solo una società che educa è una società che cura.














