lunedì, 25 Maggio, 2026
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Affari tra il Comune e il clan dei Casalesi: chiesti otto anni per l’ex sindaco di Battipaglia

Nel corso dell’ultima udienza del processo che vede imputato l’ex sindaco di Battipaglia, Giovanni Santomauro, e altre 17 persone, il pm Elena Cosentino ha chiesto 8 anni di reclusione per l’ex primo cittadino. Al termine di un’ inchiesta culminata nel maggio 2013, Santomauro finì ai domiciliari insieme ai due tecnici del Comune, l’ingegnere Giovanni Argento e l’architetto Francesco Mainolfi, e due imprenditori casertani, Nicola Madonna e Attilio Guida, finirono in carcere. La richiesta- come riporta “Il Mattino” è stata formalizzata ieri dal magistrato davanti al collegio della prima sezione penale e dopo le dichiarazioni dell’ex sindaco che, attraverso una sua accorata difesa, ha chiuso l’istruttoria dibattimentale. Il pm ha chiesto la condanna per tutti gli imputati ad eccezione di Ansaloni, assistito dall’avvocato Michele Tedesco, per il quale è stata chiesta l’assoluzione.

Il magistrato ha chiesto 2 anni per Pasquale Angione, ex dirigente dell’area operativa tecnico territoriale; 2 anni per Fausto Dragonetti, dirigente del settore tecnico territoriale; 4 anni per Nicola Madonna ed Attilio Guida, i due imprenditori che realizzarono lavori pubblici a Battipaglia. Corruzione aggravata, abuso d’ufficio, turbativa d’asta, concussione ed intestazione fittizia di beni sono le ipotesi di reato, contestate, a vario titolo, ai protagonisti dell’inchiesta nata in seguito alla denuncia di un dipendente comunale.

Più complessa, dal punto di vista accusatorio, la posizione dell’ex sindaco, assistito dall’avvocato Cecchino Cacciatore, accusato anche di concussione sessuale poiché, secondo la tesi della Procura, avrebbe offerto posti di lavoro a giovani donne disoccupate in cambio di rapporti sessuali. Al centro del processo restano i lavori di completamento della casa comunale, una serie di opere edili e la messa in sicurezza dell’incrocio tra via don Minzoni e via Belvedere, del valore di oltre 5 milioni di euro. I lavori sarebbero stati aggiudicati illecitamente da ditte gestite dal Clan dei Casalesi. Tradizionale, secondo la Procura, il meccanismo per aggiudicarsi gli appalti. Grazie ad un’offerta presentata con il ribasso d’asta del 34%, la società Emini, poi fallita e riconducibile al clan Bidognetti dei casalesi, si sarebbe aggiudicata l’appalto per il completamento della casa comunale; dopo il fallimento della società nell’appalto sarebbero subentrate, attraverso sub appalti non autorizzati ed una cessione di ramo d’azienda, due società diverse, la Mediasud e la Guida Impianti srl, sempre controllate dai casalesi attraverso la famiglia Madonna.

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