ULTIME NEWS!

domenica, 8 Marzo, 2026
CronacaPrimo piano

Omicidio sindaco Vassallo. Il colonnello Cagnazzo torna in libertà

Dopo oltre sette mesi di detenzione, il colonnello dei carabinieri Fabio Cagnazzo lascia il carcere. A stabilirlo è stato il Tribunale del Riesame di Salerno, che ha accolto il ricorso presentato dai legali dell’ufficiale, coinvolto nell’indagine sull’omicidio di Angelo Vassallo, il sindaco di Pollica ucciso il 5 settembre 2010. Una vicenda ancora avvolta nel mistero, che da quasi quindici anni scuote la coscienza civile del Paese.

La scarcerazione di Cagnazzo arriva in seguito alla decisione della Corte di Cassazione che, annullando l’ordinanza di custodia cautelare, ha rimandato il fascicolo ai giudici salernitani per un nuovo esame. Nella stessa udienza, è stata disposta anche la liberazione dell’imprenditore Giuseppe Cipriano, mentre resta in carcere l’ex sottufficiale Lazzaro Cioffi, per il quale il quadro indiziario continua a presentare elementi ritenuti gravi.

La Cassazione ha contestato duramente l’impianto accusatorio su cui si basava l’ordinanza originaria, giudicando “inutilizzabili” alcune dichiarazioni rese dal collaboratore Eugenio D’Atri prima della riapertura ufficiale dell’inchiesta. Parole che, secondo la Suprema Corte, non avrebbero dovuto avere alcun peso nell’iter giudiziario. Anche la testimonianza di Romolo Ridosso, altro collaboratore chiave, è stata definita “inadeguata” per via delle numerose contraddizioni emerse nel tempo.

Gli avvocati difensori Ilaria Criscuolo e Giuliano Dominici per Cagnazzo, Giuseppe Stellato per Cioffi e Giovanni Annunziata per Cipriano hanno sottolineato l’assenza di elementi concreti a supporto dell’accusa, evidenziando quello che definiscono un “uso selettivo” delle testimonianze. Una tesi condivisa, almeno in parte, anche dai giudici di legittimità, che hanno sollevato interrogativi pesanti sull’intero impianto dell’accusa.

L’omicidio di Angelo Vassallo resta una ferita aperta. Il “sindaco pescatore” fu assassinato con nove colpi di pistola, in una sera d’estate, alla vigilia di un incontro con i carabinieri di Agropoli. Un appuntamento mai avvenuto, che secondo gli inquirenti potrebbe essere stato fatale. La sua morte è da tempo ritenuta legata a un tentativo di denuncia degli intrecci tra criminalità organizzata e pezzi deviati dello Stato.

Ma ora l’indagine, riaccesa dalle dichiarazioni di pentiti che il tempo ha reso fragili, sembra perdere slancio.

In attesa della verità giudiziaria, resta la memoria di un sindaco che ha pagato con la vita il coraggio di non voltarsi dall’altra parte. Un esempio di legalità che continua a interrogare le istituzioni e i cittadini.

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli correlati