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martedì, 2 Giugno, 2026
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Sparatoria a Centola: indagato anche il fratello dell’imprenditore. Domani l’autopsia sul 26enne ucciso

E’ salito a tre il numero degli indagati per la morte di Rivaldo Rusi, il 26enne albanese ucciso nella notte tra domenica e lunedì scorsi a Foria di Centola, durante un tentativo di furto in una villetta isolata. Oltre a Aurelio Valiante, proprietario della casa e imprenditore edile di 60 anni, che ha confessato di aver sparato e di aver nascosto il cadavere, risultano sotto inchiesta anche suo fratello, un uomo di 58 anni, e uno dei complici della vittima.

Il familiare dell’imprenditore è indagato dalla Procura di Vallo della Lucania per concorso nell’occultamento di cadavere. Sarebbe stato lui, infatti, ad aiutare a nascondere il corpo di Rusi all’interno di una tinozza per il vino poi occultata tra la vegetazione delle campagne di San Severino di Centola, a pochi chilometri dal luogo del tentato furto. A condurre i carabinieri nel punto esatto era stato lo stesso 60enne, seguito dall’avvocato Antonello Natale, al termine di un lungo interrogatorio davanti al Procuratore Capo Francesco Rotondo.

Il terzo indagato è un albanese di 28 anni, complice della vittima, che è rimasto gravemente ferito durante l’irruzione nell’abitazione. Attualmente si trova piantonato, ancora in gravi condizioni dopo la sparatoria, all’ospedale Cardarelli di Napoli. Anche su di lui pendono accuse legate al tentato furto e al coinvolgimento nella vicenda. Il terzo componente della banda, invece, è ancora irreperibile e si è dato alla fuga subito dopo l’accaduto.

Intanto c’è attesa per l’autopsia sul corpo di Rivaldo Rusi che verrà eseguita presso l’ospedale “San Luca” di Vallo della Lucania dal medico legale Francesco Lombardo. Dall’esame autoptico si attendono risposte fondamentali per stabilire le cause esatte della morte e chiarire se i colpi esplosi dall’imprenditore siano riconducibili a una reazione immediata per legittima difesa o se siano avvenuti successivamente, in un contesto più complesso.

Intanto l’imprenditore e la famiglia sono stati trasferiti in una località protetta fuori regione per motivi di sicurezza in seguito alle tensioni esplose nei giorni successivi al ritrovamento del cadavere quando, intorno all’abitazione del 60enne, si erano radunati i familiari della vittima.

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