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martedì, 9 Giugno, 2026
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Droga nascosta tra le banane al porto di Salerno: otto condanne

Si è concluso il processo nato dall’operazione “Drugstore”, la maxi indagine della Direzione Distrettuale Antimafia e dei Carabinieri del ROS, che ha ricostruito l’ingresso in Italia di cocaina e marijuana provenienti dal Sud America. Al centro dell’inchiesta una rete criminale internazionale con appoggi logistici in Campania, Calabria e Spagna, legata alle cosche del Reggino.

Al termine del processo, celebrato con rito abbreviato, il GIP del Tribunale di Salerno, Annamaria Ferraiolo, ha emesso otto condanne con pene fino a 14 anni. I provvedimenti riguardano anche esponenti delle cosche di ‘ndrangheta calabresi, come Nicola e Francesco Alvaro, dell’omonima famiglia di Sinopoli (Reggio Calabria), entrambi condannati a 10 anni e 8 mesi di reclusione. Undici anni sono stati inflitti a Giuseppe Carraturo; 5 anni e 4 mesi per Enrico D’Ambrosio; 9 anni e 4 mesi per Carmine Ferrara; 10 anni e 8 mesi per Fortunato Marafioti; 14 anni per Franco Volpe e 7 anni e 4 mesi per Salvatore Rocco.

Porto di Salerno

Secondo gli inquirenti l’organizzazione ha gestito l’importazione di 219 chili di cocaina, per un valore di circa 40 milioni di euro, arrivati a marzo 2023 nel porto di Salerno a bordo di una motonave battente bandiera libanese e proveniente dal Marocco. La droga era stata nascosta in due container refrigerati pieni di banane. La spedizione seguiva un altro carico illecito giunto con una nave che trasportava oltre 1.100 chili di marijuana.

Nel 2024 vennero già eseguite 15 misure cautelari (11 arresti in carcere, 3 ai domiciliari e un obbligo di dimora) nei confronti di altrettanti indagati ritenuti appartenenti a un’associazione a delinquere transnazionale di narcotrafficanti.

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