È rientrato al Parco archeologico di Pompei un prezioso mosaico che raffigura una coppia di amanti. Il reperto, rimpatriato dalla Germania attraverso una spedizione diplomatica organizzata dal Consolato Generale d’Italia a Stoccarda, è stato ufficialmente restituito all’Italia anche grazie all’intervento del Comando Carabinieri Tutela del Patrimonio Culturale

Il mosaico era stato donato a un cittadino tedesco da un Capitano della Wehrmacht, impiegato nella logistica militare in Italia durante la Seconda guerra mondiale. Gli eredi del possessore, riconoscendone l’importanza e l’origine italiana, hanno contattato il Nucleo TPC di Roma per avviare le procedure di restituzione. La cerimonia di riconsegna si è svolta alla presenza del Generale di Divisione Francesco Gargaro, Comandante dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, che ha ufficialmente affidato il reperto al Parco archeologico di Pompei, su disposizione del Ministero della Cultura.
Il pannello musivo, probabilmente originario dell’area vesuviana, raffigura una scena erotica e con ogni probabilità ornava la pavimentazione di una camera da letto all’interno di una domus o villa romana. Nonostante manchino dati certi sul luogo esatto del rinvenimento, grazie alla collaborazione con l’Ufficio Tutela Beni Archeologici del Parco è stato possibile ricondurne con buona probabilità l’origine al territorio vesuviano. In attesa di ulteriori analisi archeometriche e studi specialistici, il mosaico verrà esposto temporaneamente all’Antiquarium di Pompei, dove sarà fruibile dal pubblico e custodito in condizioni di sicurezza.
“Ogni reperto che rientra in Italia è una ferita che si rimargina, ha dichiarato il direttore del parco archeologico Gabriel Zuchtriegel, il vero danno causato dal traffico illecito non è solo materiale, ma storico: ogni oggetto sottratto perde contesto e parte della sua identità. Anche se non conosceremo mai con certezza la provenienza di questo mosaico, continueremo con studi e analisi per ricostruirne la storia il più possibile. La ricerca, la conoscenza e la condivisione pubblica del patrimonio culturale sono le risposte più forti all’egoismo e alla brama di possesso che muove i saccheggiatori.”