La montagna chiama anche al Sud: l’alpinismo di Mimmo Ippolito tra passione e scoperta

C’è un Sud che sale, che sogna, che scopre e racconta la montagna con lo spirito di chi ha scelto di viverla fino in fondo, anche quando costa chilometri, fatica e silenzio. È il Sud di Domenico “Mimmo” Ippolito, classe 1977, cresciuto con le finestre di casa affacciate sulle Timpe del Pollino, in quel gioiello montano che è Morano Calabro. Oggi è padre di due gemelli, Emily e Francesco, avuti dal matrimonio con Teresa, sua compagna di vita e vive a Sala Consilina. Mimmo è un alpinista appassionato che ha salito molte delle vette più belle delle Alpi e dell’Appennino. Ma il suo cuore resta sempre ancorato lì, tra i Loricati e le creste aspre del Massiccio del Pollino.

L’alpinismo meridionale non nasce con i riflettori puntati addosso. Le montagne del Sud, belle e dimenticate, erano un tempo rifugio di pastori, non certo palestra di scalatori. La roccia non faceva notizia, le pareti si aggiravano, non si scalavano. È solo con l’arrivo degli anni ’80, e in particolare grazie alla visita del celebre alpinista Alessandro Gogna con Ornella e Andrea Savonitto, che qualcosa si muove. Le pareti del Cilento e del Pollino cominciano ad attirare l’attenzione: la Falconara, la Timpa di San Lorenzo, la Pietra del Demanio… luoghi che avevano resistito per secoli al tempo e all’uomo, improvvisamente si offrono agli occhi dei primi cordati.

Ma è con il nuovo millennio che inizia la vera rivoluzione. Pugliesi, napoletani, calabresi e qualche raro locale appassionato iniziano ad aprire vie nuove, a calarsi con corde e chiodi, a sfidare le pareti e il pregiudizio che il Sud non potesse essere terra d’alpinismo. I nomi di Graziano Montel, Guido Gravame, Paolo Santarsiero e Rocco Caldarola si legano a vie leggendarie come “Moto Perpetuo” alla Timpa di San Lorenzo – la più lunga del Sud – o “Dyabolica” sulla Pietra del Demanio. E ancora la “Via della Continuità” e “Stellina delle Alpi”, nate sul Monte Alpi, testimonianze non solo di capacità tecnica, ma di una passione generazionale. Tra questi, Mimmo Ippolito è sicuramente uno dei protagonisti più influenti, con la sua passione inestinguibile e la dedizione alla scoperta di nuovi percorsi. Quando arriva l’inverno e le montagne si vestono di bianco, è il momento che lui aspetta. Il Monte Cervati diventa il suo parco giochi: vie come “Questione Meridionale” (2012) e il “Canalino del Cervati” diventano presto classici di riferimento per gli amanti delle salite invernali. E quando nel 2017, sulla Est di Serra delle Ciavole, si forma la cascata di ghiaccio più meridionale d’Italia, è un sogno che si avvera. Non più solo racconti tra birre e cartine, ma una realtà scolpita nel ghiaccio.

Ippolito e i suoi compagni affrontano canali e pareti d’inverno con una fame di scoperta che solo chi è cresciuto lontano dai riflettori può comprendere. Con l’aiuto delle guide di Luigi Ferranti e di Guido Gravame, le informazioni si fanno finalmente accessibili, e nascono itinerari tecnici e affascinanti: Dyrekta sul Pollino, Pietra Colonna sul Dolcedorme, il Piccolo Dente sulle Ciavole. Vie dure, impegnative, lontane da sentieri battuti, dove l’alpinismo ritrova la sua vera essenza: l’avventura.

Chi scala nel Pollino sa che la ricompensa non è solo nella vetta, ma nello sguardo che spazia. Nelle giornate terse, si vedono lo Stromboli e le Eolie ad ovest, l’Etna a sud, e – miraggio tra i miraggi – i monti dell’Albania a est, sospesi oltre lo Ionio. Nelle scalate si scoprono i segreti della natura, vegetazione, piante, animali. Ogni salita è bagnata dal blu del mare e abbracciata dai Pini Loricati, gli antichi abitanti di queste terre alte, che d’inverno diventano sculture di ghiaccio grazie alla galaverna. Veri monumenti viventi che guidano, proteggono e raccontano.

Oggi, gran parte delle pareti più visibili sono state salite. Ma le valli più remote, i crinali dimenticati, custodiscono ancora pareti vergini e terreni di gioco per nuove cordate. L’Appenninismo Meridionale non è finito, anzi: vive nella fantasia di chi osserva una parete al tramonto e pensa “lì ci voglio andare”.

Mimmo Ippolito ne è uno dei simboli. Non ha cercato fama, solo emozione. E la sua vita, intrecciata con quella dei Loricati, fatta di ramponi, amici di cordata e tramonti infuocati, ci racconta che anche qui, lontano dai riflettori delle Dolomiti, l’alpinismo sa essere epico, profondo, romantico. Appenninico.

Exit mobile version