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mercoledì, 22 Luglio, 2026
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Emergenza cinghiali nel Parco. Il Codacons attacca :”Basta scaricabarile, servono azioni concrete subito”

Orti devastati, raccolti persi, strade pericolose e cittadini sempre più esasperati. L’emergenza cinghiali nel Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni ha raggiunto livelli critici, tanto da spingere il Codacons a un duro intervento pubblico. A farsi portavoce del malcontento è l’avvocato Bartolomeo Lanzara, rappresentante dell’associazione dei consumatori, che accusa le istituzioni di immobilismo e rimpalli di responsabilità.

La miccia è esplosa dopo una nota ufficiale diffusa dall’Ente Parco e indirizzata a sindaci, Regione Campania, ASL, Carabinieri Parco e Prefettura di Salerno. Nel documento si legge che, “sulla base della normativa vigente, gli interventi per la tutela della pubblica incolumità e della sicurezza stradale sono di competenza della Regione Campania”, precisando però la “massima disponibilità in uno spirito di leale collaborazione”.

Parole che non bastano più secondo il Codacons.
«Non servono altri comunicati, serve un tavolo operativo. Non si può andare avanti con una gestione a colpi di scaricabarile», tuona Lanzara.
«I cittadini sono stanchi di assistere passivamente a devastazioni, incidenti e soluzioni parziali che finiscono nel nulla. Agricoltori e famiglie pagano il prezzo più alto mentre Parco, Regione e Comuni si limitano a dire di chi è la competenza. Basta parole: serve subito un tavolo congiunto e un piano vero».

Secondo il Codacons, i danni all’agricoltura sono ormai quantificabili in milioni di euro e il rischio per la sicurezza di automobilisti e residenti cresce ogni giorno. Per questo l’associazione chiede l’immediata attivazione di un tavolo interistituzionale, coinvolgendo Parco, Regione Campania, Comuni e forze dell’ordine.

Le proposte?
Un piano condiviso di contenimento dei cinghiali, indennizzi certi per gli agricoltori, presidio territoriale costante e una vera campagna di prevenzione e informazione rivolta alla popolazione.

«L’agricoltura è in ginocchio e i cittadini sono stufi di promesse mancate. È il momento di agire», conclude Lanzara.

Nel frattempo, nelle aree rurali del Parco continua il copione quotidiano di danni, paura e rassegnazione. Ma la pazienza, ora, è finita.

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