
Grande partecipazione per la presentazione di Lucciole, il romanzo su dipendenze affettive e uso dei social scritto dall’archeologa e giornalista Giovanna De Luca: l’evento è stato ospitato nell’ambito dell’iniziativa “Padula Città che Legge”, presso la Certosa di San Lorenzo, lo scorso sabato e ha visto tra i relatori, oltre all’autrice del romanzo, la psicoterapeuta Filomena Vitale, il giornalista e scrittore Marcello Napoli che ha curato la postfazione del libro e Caterina Di Bianco, vicesindaca e assessora alla cultura del comune di Padula.

Le tematiche del romanzo, sempre più attuali, hanno suscitato un’ampia riflessione tra i relatori evidenziando come la crescita di consapevolezza su temi così delicati, come quello delle dipendenze affettive e l’uso dei social sia qualcosa di molto recente e quindi necessario. Ed è per questo che il romanzo di Giovanna De Luca, come sottolineato da Marcello Napoli, può essere uno specchio per molte persone comuni, non solo donne, che ritrovano dinamiche relazionali disfunzionali vissute, proprio come dalla protagonista di “Lucciole”, Zoe.

L’autrice racconta: “Lucciole è un romanzo che parla di sentimenti, la protagonista del romanzo -Zoe- vive una relazione turbolenta, (con Pietro n.d.r.). Da qui parte il pretesto per poter parlare di relazioni tossiche e utilizzo, a volte un po’ improprio, dei social media, e soprattutto della tematica psicologica e del benessere mentale”. Nonostante una crescente consapevolezza nell’ultimo decennio, come riportato anche dall’esperienza lavorativa vissuta dalla psicoterapeuta Vitale, lo stigma su questi temi ancora persiste: ” […] oggi si fa ancora fatica a parlarne apertamente e rivolgersi ad uno specialista della salute mentale e inoltre si tratta un tema che è l’utilizzo dei social media che riguarda un po’ tutti noi ed è appunto uno spunto di riflessione su come li utilizziamo”, afferma De Luca.

Ciò che emerge maggiormente dal romanzo, che può essere una chiave di lettura per tante dinamiche vissute nella realtà, è il fatto che nessuno sia davvero immune da relazioni disfunzionali: nè il grado d’istruzione o l’età di una persona possono essere l’antidoto sicuro per proteggersi dalla violenza psicologica o da relazioni tossiche. Ed è per questo che “I libri sono materiale radioattivo” come sottolinea Napoli: ci si immedesima, ci si ritrova e si riflette.
“Questo libro mostra tutta la debolezza e la forza delle donne; la debolezza in quanto appare ereditata da un sistema familiare o da un sistema paese e poi da un sistema integrazione in una grande città; e mostra invece la grande forza delle donne che è quella di raccontarsi, della voglia di condividere che non è solo quella con il gatto (Vinicio, altro personaggio di “Lucciole” n.d.r.) che sparisce ad un certo punto del racconto e dà il la all’autrice di poter raccontare l’esperienza di migliaia di donne. La cosa che rimane misteriosa, un po’ nella nebbia è il finale… non si capisce se è un finale tragico, un finale senza finale o un finale che può avere una continuazione addirittura di speranza… non lo sapremo infatti bisogna chiedere all’autrice”, queste le parole dell’autore della postfazione.













