La Procura della Repubblica di Vallo della Lucania è stata interessata di un nuovo caso che scuote la comunità cilentana. È stata infatti depositata una denuncia-querela, corredata da una richiesta di sequestro probatorio, per fare chiarezza sulla morte di Noah Amiyn Conti, 19 anni, di Capaccio, deceduto presso l’ospedale San Luca di Vallo della Lucania dopo un delicato intervento neurochirurgico. L’iniziativa giudiziaria è stata assunta dal compagno della madre del giovane, che chiede agli inquirenti di accertare se le cure ricevute da Noah siano state adeguate e se eventuali errori o omissioni possano aver avuto un ruolo determinante nell’esito fatale. Nell’atto si ipotizza il reato di omicidio colposo in ambito sanitario.

Dalla ricostruzione dei fatti emerge che tutto avrebbe avuto inizio il 20 dicembre 2025, quando il ragazzo, descritto come in buona salute, avrebbe manifestato un disturbo apparentemente lieve a un occhio. Dopo una prima valutazione specialistica effettuata a Capaccio Paestum, i medici avrebbero ritenuto opportuno un ricovero per ulteriori accertamenti, disposto nello stesso giorno presso il presidio ospedaliero di Vallo della Lucania.
Dopo appena quarantotto ore, il 22 dicembre, Noah veniva dimesso con la prescrizione di presentarsi per controlli programmati il 7 gennaio successivo. Una scelta che, alla luce di quanto accaduto dopo, i familiari considerano oggi discutibile. Nei giorni seguenti, infatti, il quadro clinico del giovane sarebbe peggiorato in modo repentino, tanto da rendere necessario un nuovo accesso in ospedale e il trasferimento in rianimazione.
Nel corso della seconda degenza, l’équipe sanitaria decideva di procedere con un intervento chirurgico al cervello. Secondo quanto riferito nella denuncia, al termine dell’operazione i parenti sarebbero stati rassicurati sull’esito dell’intervento e sulle possibilità di recupero. Le speranze, però, si sono infrante pochi giorni dopo, quando il 30 gennaio è stato comunicato il decesso del 19enne. Una vicenda che, secondo il denunciante, presenta diversi aspetti da chiarire: la tempistica delle dimissioni, la valutazione iniziale dei sintomi, l’evoluzione clinica e il possibile collegamento tra le scelte terapeutiche adottate e la morte del paziente.
Per questi motivi è stato chiesto alla Procura di disporre il sequestro della salma per l’esame autoptico, oltre al sequestro della documentazione sanitaria completa, dei referti, dei consensi informati e dei campioni biologici e istologici relativi all’intervento. Nell’esposto si sollecita inoltre l’audizione di tutti i medici e operatori coinvolti, della specialista che effettuò la prima visita e dei familiari presenti nei momenti successivi all’operazione. La famiglia si è affidata all’avvocato Aniello Natale, del Foro di Vallo della Lucania, nominato difensore di fiducia, e al dottor Adamo Maiese in qualità di consulente tecnico di parte.













