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mercoledì, 22 Luglio, 2026
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Giuseppe De Rosa a “La Volta Buona”: dalle fragilità giovanili ai titoli mondiali, la sua storia di rinascita

Non solo protagonista delle ultramaratone estreme, ma interprete di un percorso umano di straordinaria profondità. Ospite su Rai 1 nel programma La volta buona, condotto da Caterina Balivo, Giuseppe De Rosa, originario di Sala Consilina, ha scelto di raccontarsi con autenticità, mettendo al centro non tanto le imprese sportive quanto la dimensione personale che le ha rese possibili.

Quattro volte campione del mondo nelle competizioni in autosufficienza, De Rosa ha ripercorso il periodo più complesso della propria adolescenza: anni segnati da un grave sovrappeso — a sedici anni pesava 136 chilogrammi — da profonde insicurezze e da episodi di bullismo che hanno inciso sulla sua autostima. Un’esperienza dolorosa che avrebbe potuto segnare definitivamente il suo cammino, ma che si è invece trasformata nell’origine di una radicale metamorfosi.

La corsa non nacque come ambizione agonistica, bensì come esigenza di riscatto personale. Allenamento dopo allenamento, passo dopo passo, lo sport divenne disciplina, metodo, educazione alla costanza e al sacrificio. Prima ancora che preparazione atletica, rappresentò uno strumento di ricostruzione interiore, un percorso di riequilibrio fisico e mentale.

Nel salotto televisivo di Rai 1 è emersa con chiarezza una verità essenziale: le imprese nei deserti, le centinaia di chilometri percorsi in condizioni estreme e in totale autosufficienza alimentare costituiscono soltanto la dimensione visibile di un cambiamento molto più profondo, iniziato anni prima. La sfida più ardua, ha sottolineato l’atleta, resta quella quotidiana contro i propri limiti e contro le ferite invisibili del passato.

De Rosa ha ricordato come il bullismo non si manifesti unicamente attraverso le parole, ma anche mediante gesti, esclusioni e umiliazioni che isolano e fanno sentire soli. «Non riuscivo a parlarne con nessuno», ha raccontato, descrivendo un contesto familiare segnato dal lavoro intenso dei genitori ristoratori, presenti ma inevitabilmente assorbiti dalle responsabilità professionali. Se la casa rappresentava un luogo sicuro, era all’esterno che si consumava la sua battaglia silenziosa. Quando non riusciva a salire ventiquattro gradini senza fermarsi, comprese che era giunto il momento di riprendere in mano la propria vita.

Oggi, a 49 anni, Giuseppe De Rosa incarna un modello autentico di resilienza. La sua vicenda si rivolge in particolare ai giovani, ricordando che nessuna condizione può definire il valore di una persona e che la determinazione, coltivata con coerenza, può trasformare il destino. Il suo messaggio è chiaro: chi soffre di obesità o vive situazioni di esclusione non è solo.

Accanto a lui, nel percorso sportivo e umano, vi è il sostegno dello sponsor Foot Space, realtà che ha scelto di credere prima nel progetto valoriale che nell’atleta. Una partnership che supera la dimensione tecnica e si fonda su principi condivisi: impegno, cultura dello sport, responsabilità sociale. Foot Space accompagna De Rosa nelle competizioni internazionali, sostenendo un’idea di sport capace di coniugare performance e testimonianza civile.

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