
Preavviso di diniego dell’Autorizzazione integrata ambientale per le Fonderie Pisano. La conferenza di servizi riunita a Salerno ha espresso parere negativo, aprendo la strada allo stop definitivo dell’impianto di Fratte. L’azienda avrà dieci giorni per presentare controdeduzioni: in caso di esito negativo, la Regione Campania formalizzerà il diniego. Possibile, successivamente, il ricorso al Tar.
Alla base della decisione, la mancata dimostrazione dell’adeguamento alle BAT, le migliori tecnologie disponibili indicate dall’Unione Europea nel 2024, in particolare per il rispetto dei limiti sulle emissioni di diossine. Parere contrario espresso da Regione e Arpac; l’Asl si adeguerà, mentre il Comune di Salerno ha dichiarato la propria non competenza in materia.
«Non potevamo non prendere questa decisione – ha spiegato l’assessora regionale all’Ambiente Claudia Pecoraro – dopo i tempi concessi per l’adeguamento. Non è stato dimostrato il rispetto dei criteri europei, soprattutto sui limiti di legge per le diossine». Pecoraro ha richiamato anche la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, che impone di individuare soluzioni ai danni ambientali e sanitari entro due anni: uno è già trascorso.
Due gli scenari indicati dalla Regione: tutela dei lavoratori e possibile delocalizzazione. Sono circa 120 gli addetti in bilico. Nei giorni scorsi l’assessora ha incontrato una delegazione di operai e il prefetto di Salerno per studiare misure di accompagnamento: percorsi verso la pensione per chi è vicino ai requisiti, ricollocazione per gli altri, con il coinvolgimento dell’assessorato al Lavoro e dei sindacati. Apertura anche a una siderurgia “green” in aree a vocazione industriale, per superare l’attuale incompatibilità con il contesto urbano.
Fuori dalla sede della conferenza, i lavoratori hanno protestato chiedendo certezze. Il titolare Ciro Pisano ha ribadito che, allo stato, l’unica strada per ridurre le emissioni sarebbe tagliare le ore di lavoro, sollecitando però il sostegno delle istituzioni per individuare un nuovo sito produttivo.
Soddisfazione, invece, dalle associazioni ambientaliste. Il presidente di Salute e Vita, Lorenzo Forte, parla di «giustizia finalmente fatta» e chiede, dopo la chiusura, la bonifica del sito a carico della proprietà. Sulla stessa linea Medicina Democratica, che sollecita il monitoraggio sanitario dei residenti della Valle dell’Irno.
Il Comitato Salute e Vita ha inoltre incontrato il commissario del Comune di Salerno, Vincenzo Panico, ottenendo rassicurazioni sulla partecipazione degli enti competenti ai prossimi tavoli. Le associazioni sottolineano come, dal 2006, l’area sia diventata sempre più residenziale e di servizi, rendendo lo stabilimento incompatibile anche sotto il profilo urbanistico.
Ora la parola passa alle controdeduzioni dell’azienda. Poi la decisione finale che segnerà il destino della fonderia e dei suoi lavoratori.













