Il Consiglio Superiore della Magistratura ha scelto: sarà Camillo Falvo il nuovo procuratore capo e procuratore distrettuale antimafia di Potenza. La decisione è arrivata il 18 febbraio 2026, al termine del plenum, con 14 voti a favore contro gli 11 andati all’altro candidato, Maurizio Cardea, e 4 astensioni.

Falvo, attuale procuratore della Repubblica di Vibo Valentia, prende il posto lasciato vacante dal trasferimento di Francesco Curcio alla Procura di Catania. Tra i candidati figuravano anche Eleonora Fini, Vincenzo Senatore, Henry John Woodcock e Lucia Isceri.
La votazione è arrivata dopo una lunga discussione e dopo il respingimento della proposta di rinviare la pratica in Commissione. Decisive anche le quattro astensioni: in caso di parità avrebbe prevalso Cardea per maggiore anzianità di servizio. Durante il dibattito ha pesato una recente sentenza del Tar Lazio che ha escluso l’automatica prevalenza del candidato più anziano, salvo il caso di pareggio. Proprio su questo punto potrebbe aprirsi un nuovo fronte davanti ai giudici amministrativi.
La nomina è maturata in un clima già teso a Palazzo Bachelet, anche per le polemiche sulle anticipazioni di stampa relative all’esito del voto. Cardea, che ha retto l’ufficio potentino per circa un anno e mezzo, potrebbe ora valutare un ricorso al Tar.
Nel provvedimento di nomina il Csm sottolinea l’esperienza maturata da Falvo in sedi ad alta densità criminale. In magistratura dal 1998, è stato sostituto procuratore a Rovigo, giudice a Catanzaro fino al 2010, poi pm a Messina e alla Dda. Dal 2014 al 2019 ha operato alla Dda di Catanzaro, occupandosi di importanti inchieste contro la ’ndrangheta, tra cui “Rinascita Scott” nel Vibonese e “Reset” nel Cosentino. Dal 2019 guida la Procura di Vibo Valentia, dove – secondo la relazione al Csm – ha azzerato l’arretrato e incrementato la produttività dell’ufficio, distinguendosi anche per l’impegno sul fronte dei reati ambientali.
A favore del suo profilo ha pesato l’esperienza direttiva alla guida di un intero ufficio giudiziario in un territorio definito “di trincea”, caratterizzato da forte presenza della criminalità organizzata e da continuo turnover di magistrati.














