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sabato, 18 Aprile, 2026
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A San Pietro al Tanagro, celebrazione ortodossa nella chiesa di San Giuseppe: cattolici e ortodossi uniti in preghiera per la pace

Nella chiesa di San Giuseppe a San Pietro al Tanagro, si è tenuta una solenne celebrazione ortodossa che ha assunto un significato che va ben oltre il rito religioso. Un momento di intensa spiritualità che ha visto pregare fianco a fianco la comunità cattolica e quella di rito greco-ortodosso, unite in un abbraccio simbolico contro ogni guerra.

L’iniziativa ha messo insieme la Parrocchia di San Pietro Apostolo, guidata da don Tony Palma, e la Chiesa ortodossa ucraina rappresentata dall’Archimandrita Gavril Anisimov, Abate Superiore del Monastero Ortodosso dei Santi Profeta Elia, Martire Anastasio e Luca Abate in Carbone, che ricade sotto la giurisdizione dell’Arcidiocesi Ortodossa Italiana nel Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli. Due realtà diverse per tradizione e storia, ma unite dallo stesso desiderio: invocare la pace e ricordare le vittime della guerra scatenata dall’invasione armata della Russia in Ucraina.

La celebrazione della Divina Liturgia, officiata alla vigilia del 24 febbraio — data che segna l’inizio della guerra su vasta scala — è diventata un momento di memoria collettiva e di dolore condiviso. “Il 24 febbraio, è stato ricordato, rappresenta una ferita ancora aperta: la notte delle sirene, delle esplosioni, delle famiglie spezzate, delle case distrutte, dei milioni di profughi costretti a lasciare la propria terra”.

Alla funzione hanno partecipato numerosi cittadini ucraini, profughi e sfollati arrivati da tutta la Basilicata e dalle province vicine. Persone che hanno perso casa e sicurezza, ma non la fede. Con le lacrime agli occhi hanno pregato per i caduti, per i dispersi, per i prigionieri e per chi ancora oggi vive sotto il fuoco.

Durante la liturgia sono state elevate preghiere per i soldati, per i medici impegnati tra le macerie, per i volontari che sostengono le popolazioni colpite.

Per la diaspora ucraina in Basilicata, la chiesa di San Giuseppe è diventata per un giorno casa spirituale, luogo di dolore ma anche di consolazione. La celebrazione si è svolta con la benedizione e il sostegno del Metropolita d’Italia Polikarp, guida dell’Arcidiocesi Ortodossa Italiana.

Non è stata soltanto una funzione religiosa. È stato un gesto di altissimo valore civile e umano: un segnale forte di unità tra confessioni diverse, un messaggio di pace che parte da una piccola comunità del Vallo di Diano e si rivolge al mondo intero. In un tempo segnato dalla guerra, l’immagine più potente resta quella delle due comunità raccolte in silenzio, insieme, a pregare per la vita.

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