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domenica, 2 Agosto, 2026
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Giuseppe Passarelli, 29 anni dopo: il caso che chiede ancora verità e giustizia

A ventinove anni dalla morte di Giuseppe Passarelli, il dolore resta intatto e le domande ancora senza risposta.

Aveva soltanto ventuno anni il giovane carabiniere originario di Policoro, ucciso da un colpo alla nuca il 24 marzo 1997 nella caserma di Cassano allo Ionio. Una vicenda che continua a segnare profondamente la memoria collettiva e la coscienza della comunità lucana. Passarelli era molto più di una divisa: era un ragazzo pieno di vita, legato alla famiglia e animato da un forte senso del dovere. Un futuro spezzato troppo presto, archiviato per anni sotto la definizione di suicidio. Una versione che, sin dall’inizio, è apparsa a molti riduttiva e controversa.

Diversi elementi emersi nelle prime fasi investigative sollevano infatti dubbi significativi: la presenza di terriccio sulla divisa, segni di trascinamento sul corpo, l’assenza di residui di polvere da sparo sull’arma e le incongruenze nelle testimonianze dei colleghi. Circostanze che, secondo i familiari, non sarebbero mai state chiarite fino in fondo e che alimentano il sospetto che la verità non sia mai stata realmente accertata. La famiglia di Giuseppe Passarelli, che non ha mai accettato la ricostruzione ufficiale, continua a chiedere con determinazione chiarezza e giustizia. Restano aperti interrogativi cruciali: cosa accadde realmente tra le 12 e le 14 di quel 24 marzo? Perché il giovane fu trattenuto in caserma nonostante evidenti segni di disagio? E per quale motivo alcune prove non furono approfondite?

A rilanciare queste domande è anche il Coordinamento Libera Basilicata, che sostiene la battaglia della famiglia e chiede la riapertura delle indagini. L’associazione sollecita un nuovo esame dei fatti, condotto con rigore e trasparenza, senza omissioni o scorciatoie, affinché si possa finalmente far luce su una vicenda ancora avvolta da troppe ombre.

Il Coordinamento Libera Basilicata rinnova il proprio impegno accanto ai familiari, alle istituzioni locali e a tutte le realtà civiche che si battono per la legalità. “Non si può archiviare la morte di un giovane con troppa fretta, ignorando elementi così rilevanti” è il senso della posizione espressa.

A quasi tre decenni di distanza, la comunità lucana continua a chiedere risposte. Giuseppe Passarelli merita giustizia, e la sua storia non può restare confinata tra le pagine di un fascicolo archiviato. La sua memoria, ancora viva, rappresenta un monito e una richiesta di verità che non può più essere ignorata.

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