Antonio Pesce, 68 anni, è stato trovato morto in casa, ustionato su gran parte del corpo. L’uomo, che viveva da solo, avrebbe accusato un malore mentre era in casa e poi sarebbe caduto nel caminetto o comunque nei pressi del fuoco. L’autopsia chiarirà se il decesso sia avvenuto prima delle ustioni e quindi per il malore o a causa del fuoco. Antonio viveva da solo, nella zona centrale di Sanza, da quando era rimasto vedovo. I due figli, infatti, vivono lontano dal Vallo di Diano. Da alcuni giorni non era stato visto per le strade del piccolo paese ai piedi del monte Cervati – anche in questo caso l’autopsia chiarirà la data del decesso – e per questo motivo un suo parente ha allertato i soccorsi. Una volta che i carabinieri della locale stazione sono arrivati sul posto hanno trovato il cadavere del 68enne nei pressi del fuoco. Inutili i soccorsi. Il ritrovamento del cadavere è avvenuto nella serata di sabato ma la salma è rimasta al suo posto per tutta la notte fino all’arrivo, ieri mattina, del medico legale, che ha disposto il sequestro della stessa e disposto anche l’autopsia. Le indagini sono affidate ai carabinieri della Compagnia di Sapri guidati dal capitano Fedocci e al magistrato di turno della Procura di Lagonegro. Il “ritardo” dell’arrivo del medico legale è legato anche alla grave carenza di medici legali nell’area di competenza della procura lucana – che ricordiamo abbraccia sia il golfo di Policastro che il Vallo di Diano – ed è una carenza denunciata da tempo. Tale carenza, oltre al ritardo del rilascio della salma dello sfortunato Pesce, nei mesi scorsi ha causato anche gravi ritardi nelle autopsie con anche oltre una settimana di attesa prima degli esami autoptici su salme sottoposte a sequestro.















