Un intervento complesso, realistico, durato oltre 19 ore: il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico della Campania ha messo alla prova uomini e mezzi sul Monte Cervati, nel territorio di Monte San Giacomo, trasformato per un intero weekend in uno scenario operativo ad alta intensità.


La simulazione è scattata sabato mattina, poco prima delle 9: una chiamata al 118 segnalava il mancato rientro di due speleologi. Poche informazioni, nessuna indicazione sulla grotta. Da lì, l’avvio immediato della macchina dei soccorsi.
Il primo nodo: localizzare l’area. In campo il Centro di Coordinamento Ricerche (CCR), con il coinvolgimento anche dei tecnici della delegazione alpina. Le squadre miste — alpini e speleologi — hanno iniziato a battere il territorio partendo dall’unico elemento certo: l’auto dei dispersi.
Una volta individuata la grotta nel territorio di Monte San Giacomo, lo scenario si è complicato ulteriormente: due speleologi feriti all’interno e un terzo disperso all’esterno, uscito nella notte per cercare aiuto ma mai rientrato.
Da quel momento, doppio fronte operativo. All’interno della cavità, i tecnici speleologici hanno avviato le delicate operazioni di recupero. All’esterno, il Soccorso Alpino ha perlustrato l’area alla ricerca del disperso.
Fondamentali le comunicazioni: squadre sempre collegate via radio con il coordinamento e, in grotta, tramite un sistema dedicato con cavo telefonico steso lungo il percorso.
Le operazioni sono andate avanti senza sosta per tutta la notte, tra difficoltà e imprevisti, fino alla conclusione alle 4 del mattino di domenica.
Un test duro, costruito per replicare ogni variabile reale. E il bilancio è positivo: esercitazione riuscita, collaborazione rafforzata, tecnici messi alla prova in condizioni estreme.














