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lunedì, 11 Maggio, 2026
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Banca Monte Pruno, il valore della continuità: il bilancio 2025 certifica crescita, solidità e radicamento territoriale

Ci sono banche che attraversano il tempo limitandosi a registrare risultati. E ce ne sono altre che, invece, riescono a consolidare la propria presenza mantenendo intatta una precisa identità, anche dentro scenari economici sempre più complessi e mutevoli. Non è soltanto una questione di numeri, di utili o di indicatori patrimoniali, ma di continuità, credibilità e capacità di restare punto di riferimento per il territorio. È in questa prospettiva che va letto il percorso della Banca Monte Pruno, riunitasi a Roscigno per l’Assemblea dei Soci chiamata ad approvare il bilancio d’esercizio 2025, che ha restituito esattamente questa immagine: quella di una realtà creditizia che ha scelto di non smarrire il proprio lessico originario — prossimità, mutualità, affidabilità — pur dentro un sistema finanziario sempre più dominato dalla standardizzazione e dalla distanza.

Il tema scelto per i lavori assembleari, “Fiducia che genera futuro”, non è apparso come una formula celebrativa, ma come la sintesi coerente di un percorso industriale e umano che trova oggi riscontro in numeri di assoluto rilievo. L’istituto ha infatti archiviato il miglior esercizio della propria storia, oltre 8,5 milioni di utile lordo, più di 7 milioni di risultato netto, una raccolta complessiva attestata a 1 miliardo e 360 milioni di euro, con un incremento di 93 milioni rispetto all’anno precedente. Cresce anche la raccolta indiretta, che raggiunge i 380 milioni, mentre il patrimonio netto si avvicina ai 70 milioni di euro. Sul versante del credito, la banca ha sostenuto famiglie, professionisti ed imprese con nuovi impieghi superiori ai 212 milioni di euro, mantenendo al contempo indicatori patrimoniali solidi ed un progressivo miglioramento della qualità del credito. Numeri che, letti isolatamente, descriverebbero già una performance di notevole consistenza. Eppure, il dato forse più significativo risiede altrove: nella circostanza che tali risultati siano maturati dentro una traiettoria improntata alla prudenza gestionale, in un quadro macroeconomico ancora attraversato da instabilità diffuse, tensioni geopolitiche e persistenti fragilità sociali.

Nel suo intervento, il Presidente del Consiglio di Amministrazione Michele Albanese ha delineato con sobrietà il significato del passaggio vissuto dall’istituto nel corso dell’ultimo anno, definendolo una “continuità evolutiva”, quasi a voler sottrarre il tema della governance alla retorica della cesura. Una successione, ha lasciato intendere, che non interrompe una storia ma la accompagna in una fase nuova, preservandone struttura valoriale e responsabilità collettiva. Nelle sue parole è emersa con chiarezza l’idea di una banca intesa non come semplice organismo economico, bensì come infrastruttura civile del territorio. Da qui la metafora dell’albero, radici profonde nella storia cooperativa, tronco rappresentato dalla solidità costruita nel tempo, rami come estensione delle attività e frutti coincidenti con i risultati restituiti alla comunità. Un’immagine volutamente organica, quasi a rivendicare un modello di crescita non predatorio ma armonico, fondato sulla sedimentazione della fiducia. Accanto alla dimensione istituzionale, Albanese ha voluto riconoscere il contributo dell’intera struttura aziendale, dal Consiglio di Amministrazione alla Direzione Generale, fino ai dipendenti operativi nelle filiali e negli uffici, richiamando una concezione corale del risultato che raramente trova spazio nel linguaggio contemporaneo della finanza.

Particolarmente significativa anche la sottolineatura riservata al Direttore Generale Cono Federico, la cui nomina nel Comitato dei Direttori di Cassa Centrale Banca è stata interpretata come un riconoscimento non soltanto personale, ma esteso all’autorevolezza acquisita dalla banca nel sistema del credito cooperativo nazionale. È stato lo stesso Federico, nel corso della relazione tecnica, a ricondurre i risultati raggiunti ad un equilibrio gestionale costruito attraverso disciplina patrimoniale e visione strategica. In un contesto economico ancora esposto a forti elementi di incertezza, la banca ha mantenuto un coefficiente patrimoniale superiore al 22%, ridotto ulteriormente il livello dei crediti deteriorati e registrato un ROE oltre il 10%, valore significativamente superiore alla media del comparto. Ma vi è un altro elemento che merita attenzione: l’apertura della filiale di Nocera Inferiore. In un’epoca in cui vaste aree del Paese assistono alla progressiva ritirata fisica degli istituti bancari, la scelta della Monte Pruno assume un valore quasi controcorrente. Non semplice espansione commerciale, dunque, ma riaffermazione di presenza territoriale, presidio relazionale, investimento nella prossimità. Nel corso dell’assemblea è stato inoltre presentato il Bilancio Sociale e di Missione 2025, significativamente intitolato “Dal valore economico al valore sociale”.

Un documento che fotografa con efficacia il tentativo della banca di oltrepassare la dimensione puramente creditizia per collocarsi dentro una funzione più ampia di accompagnamento comunitario. Nel solo ultimo anno sono state sostenute 142 progettualità nei campi della cultura, della solidarietà, dell’educazione finanziaria, dello sport, dell’arte e delle politiche giovanili, con oltre 278 mila euro restituiti al territorio. È probabilmente qui che si rintraccia la cifra più autentica dell’istituto, nella volontà di interpretare il credito non come esercizio impersonale di intermediazione finanziaria, ma come dispositivo di coesione sociale. Una concezione antica, forse, ma oggi sorprendentemente moderna. In chiusura, il Presidente Albanese ha escluso, allo stato attuale, ipotesi di fusione o ulteriori espansioni territoriali nel breve periodo, ribadendo la necessità che eventuali operazioni straordinarie debbano poggiare su condizioni di pieno equilibrio e reciproca tutela. Una posizione che sembra riflettere una scelta precisa, privilegiare la qualità dello sviluppo rispetto all’accelerazione quantitativa.

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