Undici anni dopo il furto che aveva ferito profondamente la comunità di Maranola, frazione di Formia, il prezioso “Bambinello di Sant’Antonio” è tornato finalmente a casa. La scultura lignea policroma del XVIII secolo è stata riconsegnata ai fedeli nel corso di una cerimonia carica di emozione e partecipazione popolare.




Determinante è stato il lavoro dei Carabinieri della Stazione di Genzano di Lucania, protagonisti di un’attività investigativa che ha permesso di recuperare il bene culturale a un passo dalla sua definitiva scomparsa all’estero.
I militari, durante il monitoraggio delle piattaforme online di compravendita, hanno individuato una transazione sospetta. Intuendo il rischio imminente di perdere le tracce dell’opera, sono intervenuti con tempestività eseguendo una perquisizione in un’abitazione del Potentino.
L’operazione si è rivelata provvidenziale: la statua era già stata imballata e preparata per essere spedita a un acquirente straniero che aveva effettuato il pagamento. Un intervento “in extremis” che ha evitato che il simulacro finisse nei circuiti del collezionismo privato internazionale.
La conferma dell’identità dell’opera è arrivata grazie agli accertamenti effettuati attraverso la banca dati del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, che ha consentito di collegare il manufatto al furto avvenuto nella notte tra il 7 e l’8 maggio 2015 nella Chiesa della Santissima Annunziata di Maranola.
Ottenuto il dissequestro da parte dell’Autorità giudiziaria, la riconsegna è stata organizzata in concomitanza con l’avvio delle celebrazioni dedicate a Sant’Antonio da Padova.
Il momento più significativo si è svolto in Piazza A. Ricca, dove il simulacro è stato consegnato al parroco Don Gerardo Petruccelli dal Capitano Marco Capasso, comandante della Compagnia Carabinieri di Venosa, insieme ai militari della Stazione di Genzano di Lucania.














