E’ ai piedi dei Monti Alburni, nelle grotte di Castelcivita che un primo gruppo di Homo Sapiens, giunti nella nostra Penisola per la prima volta-fra 43 e 40 mila anni fa- decisero di stanziarsi. Castelcivita così diventa dimora su territorio nazionale dei Sapiens custodendo la narrazione di una delle storie più affascinanti del nostro lontano passato paleolitico, quando cioè i diretti antenati dell’uomo moderno, raggiunsero presumibilmente in piccoli gruppi provenienti dal continente africano, l’Europa meridionale.

E’ quanto emerge da uno studio ad opera dell’Università di Siena – Dipartimento di Scienze Fisiche, della Terra e dell’Ambiente – Unità di Ricerca di Preistoria e Antropologia, in collaborazione con la
Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio delle Provincie di Salerno e Avellino, il Comune di
Castelcivita e la Società Grotte di Castelcivita S.R.L.
I più recenti risultati degli studi effettuati sulla notevole mole di dati raccolti nel corso delle innumerevoli campagne di scavo condotte da Paolo Gambassini fino alla fine degli anni ’80 dello scorso secolo, e da Annamaria Ronchitelli, Adriana Moroni e Simona Arrighi (Università di Siena), coadiuvate da Jacopo Crezzini e Matteo Rossini (Università di Siena),Giulia Marciani (Università di Bologna) e Armando Falcucci (Università di Southampton), vengono oggi presentati in un esaustivo articolo pubblicato sulla rivista “Archeologia Viva”, tra i massimi esponenti della divulgazione archeologica nel nostro paese.

Questa fase della Paleolitico rappresenta ad oggi uno degli argomenti maggiormente dibattuti in
campo paleoantropologico per le implicazioni connesse alla scomparsa, avvenuta definitivamente
intorno a 40 mila anni fa, del nostro cugino più prossimo, il Neanderthal (protagonista del
Paleolitico medio) e all’avvento delle nuove tecnologie del Paleolitico superiore legate a Homo
sapiens, nostro diretto antenato. Fra le principali scoperte cui viene dato rilievo nell’articolo si segnalano, nei livelli abitati dal Sapiens, l’identificazione su un omero di falco subbuteo chiare tracce che indicano la rimozione intenzionale delle penne remiganti, per le quali si ipotizza un uso legato alla fabbricazione delle frecce, e il rinvenimento di alcuni pestelli sui quali sono stati identificati granuli di amido di orzo che attestano il consumo della farina e il possesso delle conoscenze tecniche utili ad ottenerla.

L’articolo di Archeologia Viva dimostra altresì come anni e anni di paziente lavoro, possano restituirci un quadro estremamente dettagliato del comportamento, del know-how tecnologico e degli stili di vita dei nostri lontani antenati nonché delle caratteristiche dell’ambiente con il quale interagivano.
Il sito di Castelcivita, oramai ben noto a livello internazionale per le numerose scoperte ivi
effettuate, continua, dunque, e sicuramente continuerà in futuro, a regalarci novità sempre più
entusiasmanti.














