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mercoledì, 22 Luglio, 2026
CronacaRegione CAMPANIA

Fatture false e banca clandestina, sequestri per 21 milioni: coinvolte dieci società campane, accertamenti anche nel salernitano

Dieci società con sede in Campania, alcune delle quali nel Salernitano, sono finite al centro di una vasta operazione coordinata dalla Procura della Repubblica di Napoli contro un presunto sistema di fatture false e riciclaggio internazionale. Militari del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza di Roma hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo per oltre 21 milioni di euro, disposto dal Gip del Tribunale di Napoli, nei confronti di 16 società e dei rispettivi rappresentanti legali, indagati, a vario titolo, per emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti.

L’operazione ha interessato imprese attive nel commercio di materiali ferrosi distribuite tra Campania (10 società), Lombardia (3) ed Emilia-Romagna (3). Tra i reparti impegnati nell’esecuzione dei sequestri figurano anche i finanzieri del Comando provinciale di Salerno, insieme ai colleghi di Napoli, Caserta, Benevento, Brescia, Ferrara, Monza e Forlì-Cesena.

Secondo gli investigatori, il meccanismo fraudolento avrebbe alimentato un giro di fatture false per oltre 100 milioni di euro, consentendo alle aziende coinvolte di ottenere indebiti vantaggi fiscali e di disporre di ingenti somme in contanti.

L’inchiesta rappresenta uno sviluppo delle indagini che, nel gennaio scorso, avevano già portato all’esecuzione di cinque misure cautelari nei confronti di persone originarie della provincia di Napoli. Al centro dell’indagine vi sarebbe un sistema di “underground banking”, una sorta di banca clandestina capace di trasformare bonifici bancari in denaro contante.

Secondo la ricostruzione della Procura, alcune società “cartiere”, prive di una reale attività economica, emettevano fatture per operazioni inesistenti nei confronti di imprese del settore dei materiali ferrosi. Le fatture venivano pagate con bonifici bancari; successivamente il denaro veniva trasferito su conti correnti esteri e infine restituito alle aziende, al netto di una commissione, sotto forma di contante.

Il sistema avrebbe consentito di reintrodurre nei circuiti finanziari somme di denaro in maniera apparentemente lecita e di trasferire capitali all’estero. Le indagini hanno accertato movimentazioni complessive per circa 134 milioni di euro, dirette soprattutto verso Germania (51 milioni), Irlanda (39 milioni), Cina (20 milioni) e Danimarca (6 milioni), oltre ad altri Paesi europei come Spagna, Lussemburgo, Belgio, Bulgaria e Paesi Bassi.

Gli accertamenti hanno inoltre evidenziato che le società ritenute “cartiere” erano accomunate da caratteristiche tipiche delle imprese fittizie: assenza di una sede operativa reale, mancanza di dipendenti e mezzi, breve durata dell’attività, incongruenza tra l’attività dichiarata e le operazioni fatturate e rapporti commerciali concentrati con un numero limitato di aziende.

L’inchiesta è nata alla fine del 2024 dall’analisi di alcune movimentazioni finanziarie anomale riscontrate sul conto corrente di un acconciatore napoletano. Da quel primo elemento, la Guardia di Finanza ha sviluppato approfondite indagini economico-finanziarie, patrimoniali e tecniche che hanno consentito di ricostruire il presunto sistema illecito.

Complessivamente risultano 31 gli indagati, mentre i provvedimenti eseguiti riguardano la fase delle indagini preliminari.

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