La fotografia scattata da Goletta Verde lungo le coste della Campania restituisce un’immagine a luci e ombre. Su 31 punti monitorati nelle province di Napoli, Caserta e Salerno, 16 risultano entro i limiti di legge mentre 15 presentano criticità per la presenza elevata di Escherichia coli ed Enterococchi intestinali, i due indicatori microbiologici utilizzati per valutare la qualità delle acque. Il bilancio presentato a Napoli da Legambiente al termine della tappa campana della storica campagna di monitoraggio racconta una costa ancora segnata dai problemi legati dalla depurazione. Il 13%dei punti analizzati è è risultato inquinato, mentre il 35% è stato classificato come fortemente inquinato. A preoccupare è soprattutto la distribuzione delle criticità. Nella maggior parte dei casi i campionamenti oltre soglia riguardano foci di fiumi e canali, aree dove si concentrano gli effetti delle carenze del sistema di trattamento delle acque reflue. Un altro dato pesa sul quadro complessivo. Nel 91% dei punti monitorati non sono stati trovati cartelli informativi sulla qualità delle acque di balneazione, un elemento che secondo Legambiente rappresenta un ulteriore segnale della necessità di maggiore trasparenza e controllo. I campionamenti sono stati effettuati tra la fine di giugno e la prima settimana di luglio. Diciassette hanno riguardato punti direttamente a mare, mentre quattordici sono stati effettuati in situazioni considerate più sensibili, come foci fluviali e scarichi. La provincia di Caserta presenta un quadro relativamente più contenuto. Dei cinque punti analizzati, soltanto uno è risultato fortemente inquinato, quello alla foce del fiume Regi Lagni a Castel Volturno. Gli altri quattro campioni, tra Baia Domizia a Sessa Aurunca, Mondragone e il lago Patria, sono risultati conformi ai limiti previsti. Più articolata la situazione nel territorio napoletano. Su 14 punti monitorati, quattro hanno superato i limiti. Le criticità riguardano la foce del canale Licola a Pozzuoli, l’alveo Volla a San Giovanni a Teduccio e la foce del fiume Sarno tra Torre Annunziata e Castellammare di Stabia, tutti classificati come fortemente inquinati. Inquinato invece il punto presso il rivo San Marco a Castellammare di Stabia.

Gli altri dieci punti della provincia di Napoli hanno restituito risultati entro i limiti, compresi diversi tratti del capoluogo e delle isole. Tra questi la spiaggia di Mappatella Beach sul lungomare Caracciolo, alcuni punti di Ercolano, Torre del Greco, Sorrento, Torre Annunziata e Vico Equense, oltre ai quattro siti monitorati a Ischia. È però la provincia di Salerno a rappresentare il fronte più critico. Dei 12 punti esaminati, l’83 per cento ha superato i limiti di legge. Sette aree sono risultate fortemente inquinate: la foce del Regina Minor a Minori, quella del fiume Irno a Salerno, il Picentino tra Salerno e Pontecagnano, il torrente Asa, il Tusciano, il canale di scarico a Marina di Eboli e il rio di via Poseidonia a Capaccio in località Laura.
Tre punti sono stati giudicati inquinati, tra cui la foce di Capo di Fiume a Capaccio, quella del Solofrone tra Capaccio e Agropoli e un canale tra Caprioli e Palinuro nel comune di Centola. Solo due campioni salernitani sono risultati entro i parametri, alla foce del Testene ad Agropoli e nell’area tra Ogliastro e Baia Arena. Il problema, secondo Legambiente, affonda le radici nella fragilità del sistema depurativo regionale. I controlli effettuati da Arpa Campania nel 2025 hanno evidenziato che circa il 41 per cento degli impianti verificati non rispetta i requisiti previsti. Le maggiori irregolarità sono state rilevate ad Avellino, Benevento e Salerno, mentre percentuali inferiori riguardano Napoli e Caserta.
“La fotografia che emerge dal nostro monitoraggio è complessa», ha dichiarato Francesca Ferro, direttrice di Legambiente Campania. «Le analisi mostrano ancora troppe criticità e i dati sulla depurazione indicano che molti cittadini non dispongono di sistemi adeguati. L’efficientamento della rete deve diventare una priorità”Il mare campano resta dunque una risorsa straordinaria ma fragile. Le analisi di Goletta Verde riportano al centro una questione che da anni attende risposte strutturali, la qualità delle acque passa inevitabilmente dalla capacità di governare scarichi, fiumi e impianti di depurazione.













