
Il Consiglio comunale di Tursi ribadisce il proprio “no” all’eventuale realizzazione del Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi in Basilicata. L’assemblea cittadina ha approvato all’unanimità una delibera con cui l’Amministrazione comunale conferma la netta contrarietà alla localizzazione dell’impianto e delle infrastrutture collegate sul territorio regionale.
Con il provvedimento, il Comune rinnova il proprio impegno nella tutela dell’ambiente, della salute pubblica e delle prospettive di sviluppo del territorio, ritenendo incompatibile un’opera di questo tipo con le caratteristiche della Basilicata.
La proposta è stata illustrata in aula dall’assessore all’Ambiente, Maria Francesca Santagata, che ha richiamato la storica mobilitazione del popolo lucano contro il deposito nazionale e le ragioni che, secondo l’Amministrazione, rendono inaccettabile questa ipotesi.
La delibera impegna il sindaco e la giunta a rappresentare la posizione del Comune presso la Regione Basilicata, il Governo e tutte le autorità competenti, promuovendo un’azione istituzionale condivisa con gli altri Comuni lucani per contrastare qualsiasi ipotesi di localizzazione del deposito nella regione.
Soddisfazione è stata espressa dal presidente del Consiglio comunale, Giuseppe Cristiano, che ha sottolineato l’importanza dell’unità istituzionale emersa durante la votazione.
«Ancora una volta Tursi ha ribadito con fermezza la sua posizione sulla questione del Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi, che per noi non rappresenta assolutamente un’opportunità. Ringrazio tutti i consiglieri comunali, di maggioranza e di minoranza, per il senso di responsabilità dimostrato. Su temi che riguardano il futuro della Basilicata, la tutela dell’ambiente e la salute dei cittadini, l’unità delle istituzioni rappresenta un valore fondamentale», ha dichiarato Cristiano.
Con il voto unanime del Consiglio, Tursi si unisce alle amministrazioni lucane che continuano a opporsi alla possibilità che la Basilicata possa ospitare il Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi, rilanciando la richiesta di una posizione comune delle istituzioni regionali.