mercoledì, 16 Settembre, 2026
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Matera. Medico indagato per presunta truffa all’ASM: sequestro da oltre 46mila euro

Un sequestro preventivo per un valore complessivo di 46.779,13 euro è stato eseguito dalla Guardia di Finanza di Matera nell’ambito di un procedimento penale coordinato dalla Procura della Repubblica lucana. Il provvedimento è stato disposto dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Matera e riguarda un medico sottoposto a indagine per l’ipotesi di truffa aggravata e continuata ai danni dell’Azienda Sanitaria Locale di Matera. L’attività investigativa è stata condotta dai militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria e ha preso in esame un arco temporale compreso tra il 2021 e il 2024, periodo nel quale il professionista avrebbe svolto attività nell’ambito dei servizi organizzati dall’azienda sanitaria.

Per ricostruire il quadro delle prestazioni effettivamente eseguite, gli investigatori hanno analizzato una consistente mole di documentazione. Nel corso degli accertamenti sarebbero stati esaminati i prospetti delle attività lavorative, i sistemi elettronici di rilevazione delle presenze, la documentazione amministrativa, le comunicazioni interne e altri elementi ritenuti utili alla ricostruzione dei fatti. Secondo la prospettiva accusatoria, ancora al vaglio dell’autorità giudiziaria, il professionista avrebbe fornito all’azienda sanitaria informazioni non corrispondenti all’effettivo svolgimento dell’attività lavorativa. Tali comunicazioni avrebbero determinato la liquidazione di compensi che, secondo gli investigatori, non sarebbero stati integralmente dovuti. Gli accertamenti avrebbero fatto emergere diverse anomalie. Tra queste figurerebbero la sovrapposizione delle ore dichiarate presso le strutture dell’ASM con altri impegni professionali o formativi, la contemporanea contabilizzazione delle medesime ore come attività remunerate secondo modalità differenti e alcune presenze considerate incompatibili con i tempi necessari per raggiungere sedi diverse.

Ulteriori elementi sarebbero emersi dal confronto con i sistemi di rilevazione elettronica. Alcune ore sarebbero risultate prive della corrispondente registrazione, mentre altre sarebbero state inserite manualmente sulla base delle comunicazioni trasmesse dallo stesso interessato. L’incrocio dei dati ha consentito alla polizia giudiziaria di elaborare una ricostruzione delle ore che, secondo l’impostazione investigativa, non sarebbero state effettivamente svolte e di quantificare i relativi compensi. La somma individuata come possibile profitto della condotta contestata è stata fissata, allo stato degli atti, in 46.779,13 euro. Alla luce degli elementi raccolti nella fase cautelare, il Gip ha disposto il sequestro preventivo finalizzato alla confisca diretta delle disponibilità finanziarie riconducibili all’indagato. Qualora non fosse possibile reperire l’intera somma o le risorse disponibili risultassero insufficienti, il provvedimento prevede anche il sequestro per equivalente di altri beni e utilità patrimoniali, fino alla concorrenza dell’importo contestato. L’inchiesta non è tuttavia giunta a una conclusione. Il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e gli accertamenti proseguono per verificare ogni aspetto della vicenda. Il sequestro rappresenta una misura cautelare reale adottata sulla base degli elementi disponibili in questa fase e non costituisce un riconoscimento definitivo della responsabilità penale.

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