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domenica, 31 Maggio, 2026
CronacaPrimo piano

Finse il rapimento per chiedere un riscatto da 500mila euro alla sorella: arrestato a Padula

Finse di essere stato rapito per chiedere dei 5oomila euro alla sorella e al cognato, noto imprenditore. Su disposizione della Direzione Distrettuale Antimafia di Potenza, i carabinieri del Nucleo Investigativo di Salerno hanno arrestato Fedele Marotta, 42enne residente a Padula. Inoltre è ricercato un altro soggetto rimasto irreperibile. Sono indagati insieme ad altri soggetti – sia noti che in via d’identificazione – per estorsione aggravata, simulazione di reato e calunnia. Il provvedimento cautelare segue una complessa attività investigativa svolta attraverso intercettazioni, escussioni di persone informate, perquisizioni, esami di tabulati e di smart­ phone che è stata svolta dai carabinieri di Salerno coordinati dalla Dda potentina. Secondo quanto emerso, gli indagati, concorso tra loro, con azioni coordinate e dettagliatamente preordinate, alla fine del novembre 2023, avrebbero simulato un rapimento a scopo di estorsione per ottenere un ingiusto profitto economico a danno dei familiari di Fedele Marotta e, segnatamente, dal cognato, imprenditore salernitano residente in provincia di Parma, marito della sorella.

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In particolare, emergeva – sulla base degli indizi raccolti, e, segnatamente di testimonianze, messaggi telefonici acquisiti e delle intercettazioni —che Marotta, il giorno del suo presunto rapimento a scopo di estorsione, avrebbe simulato di essere in procinto di incontrare, in zona di Padula, dei soggetti collegati al clan dei casalesi che lui stesso —come raccontava alla sorella nel corso di una concitata telefonata – intendeva dissuadere dal proposito di sequestrare i figli. Poi, in una telefonata immediatamente successiva, Marotta, al momento del simulato incontro con i presunti malfattori – proprio per dare una ulteriore apparenza di veridicità al sequestro – richiedeva, con toni preoccupati, alla sorella di allertare le forze dell’ordine. Ciò perché l’uomo a suo dire – per il numero dei soggetti che erano giunti per incontrarlo, per li loro atteggiamento e per le stesse modalità con cui lo stavano approcciando – temeva che potesse succedergli qualcosa di grave. Successivamente, per quanto ricostruito sula base dei gravi indizi raccolti, gli indagati avrebbero simulato le tracce del sequestro lasciando l’auto di Marotta abbandonata in aperta campagna, con i fari accesi ed i cellulari nell’abitacolo. Poi avrebbero inscenato, per otto giorni (durante i quali si mettevano reiteratamente in contatto telefonico con la moglie di Marotta e sua sorella) lo stato di prigionia del Marotta stesso in un luogo segreto, al fine di costringere i familiari a versare un riscatto di 500mila euro. Senza successo.

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