Emergono nuovi elementi nell’inchiesta su Franco Alfieri, ex sindaco di Capaccio-Paestum e presidente della Provincia di Salerno. Come riporta “La Città”, era stato creato un gruppo WhatsApp nel quale venivano discussi gli appalti più “attenzionati” del momento, come quelli per la Fondovalle Calore e l’Aversana.
Dopo la pubblicazione delle motivazioni del Riesame sulle misure cautelari emesse per la prima inchiesta, quella relativa agli affari sulle gare della pubblica illuminazione a Capaccio Paestum, la Procura di Salerno, guidata dal procuratore capo Giuseppe Borrelli, sta procedendo speditamente. Sono stati emessi, infatti, i decreti di sequestro probatorio dei dispositivi informatici, come cellulari e pc, nei confronti dei destinatari degli avvisi di garanzia della seconda parte dell’inchiesta. Tra gli indagati, che sono saliti a sette, figurano Franco Alfieri e Luca Cascone, consigliere regionale e presidente della commissione Trasporti. E’ stata proprio questa nuova accusa a spingere Cascone a rimettere nelle mani del governatore Vincenzo De Luca la delega alle Infrastrutture della Mobilità.
«Nella giornata di ieri (martedì, ndr) il mio avvocato ha ricevuto una nuova notifica, un’accusa aggiuntiva a quelle già ricevute, questa sicuramente più brutta ed infamante; continuo ad avere massima fiducia nella magistratura e negli organi inquirenti perché credo profondamente negli uomini e nel ruolo delle Istituzioni cardini del nostro Stato – scrive Cascone sui social – Aspetto fiducioso che facciano serenamente il loro lavoro, con la certezza di non aver fatto nulla di quello che mi viene contestato».
Il decreto riguarda, oltre ad Alfieri e Cascone, anche Giovanni Vito Bello, dirigente comunale, uomo di fiducia di Alfieri e progettista delle gare finite nel mirino dell’inchiesta, l’imprenditore Nicola Aulisio; Andrea Campanile, capo staff del primo cittadino, Angelo Michele Lizio, dirigente della Provincia, e Federica Turi, dirigente dell’Ufficio tecnico comunale. Adesso per tutti gli indagati viene ipotizzato il reato di associazione a delinquere che va ad aggiungersi alla contestazione del concorso in turbata libertà degli incanti.














