La Basilicata torna al centro del dibattito nazionale in merito alla gestione dei rifiuti nucleari. Si è avviata la fase di scoping da parte del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, relativa alla proposta della Carta Nazionale delle Aree Idonee (CNAI) per il Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi.
Il presidente della Provincia, Christian Giordano, ha ribadito la posizione dell’Ente, ricordando come la Basilicata abbia già pagato un prezzo altissimo in termini ambientali, con le attività di estrazione petrolifera e l’installazione di impianti per la produzione di energia rinnovabile. “La nostra terra – ha dichiarato Giordano – è stata profondamente segnata da queste attività. Ora chiediamo rispetto e tutela per l’ambiente e la salute dei cittadini.”
La questione non è nuova: l’ipotesi di ospitare un deposito di rifiuti nucleari in Basilicata riporta alla memoria le proteste del 2003 contro il progetto di un deposito geologico a Scanzano Jonico. In quell’occasione, migliaia di cittadini scesero in piazza per difendere il loro territorio, in una mobilitazione che ha lasciato un segno indelebile nella memoria collettiva della regione.

La Provincia di Potenza ha già espresso la sua contrarietà attraverso il Consiglio Provinciale, avviando la preparazione di una relazione tecnica da presentare.
Oggi, a distanza di vent’anni, la Basilicata si trova nuovamente a fronteggiare lo spettro del passato. Le autorità locali, supportate da una popolazione decisa a difendere il proprio territorio, si oppongono fermamente a un progetto che viene percepito come una minaccia per l’ambiente e la salute pubblica. La sfida, ancora una volta, sarà quella di far prevalere il diritto alla tutela del territorio e dei suoi abitanti su scelte che appaiono lontane dalle esigenze di chi vive questa terra.













