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giovedì, 30 Aprile, 2026
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La ringhiera non tenne, morì giù dal ponte: Comune di Padula condannato, respinto il ricorso in Cassazione

Nel 2001 morì fa cadendo da un ponte a Padula, il Comune dovrà risarcire la famiglia per una cifra che, globalmente, sfiora il milione di euro, nessuna colpa, invece il Consorzio di Bonifica. Lo ha deciso la Cassazione. A condannare l’ente ora guidato dalla sindaca Michela Cimino è stata la Corte d’appello del Tribunale civile di Potenza. Il Comune tutelato dagli avvocati Michele e Rocco Pinto e Francesco Alliegro aveva presentato ricorso in Cassazione per evitare di pagare un risarcimento che l’ente ritiene ingiusto in quanto per la normativa riguarda le opere idrauliche e le competenze vanno attribuite – secondo i legali – a enti diversi dal Comune.

La vicenda inizia il 19 aprile 2001, quando, intorno alle 18, in località Bufalaria, un cittadino di Teggiano “si appoggiava alla ringhiera di protezione del ponte Giuliano la quale a causa della vetustà e della ruggine formatasi cedeva sotto il peso corporeo dell’uomo – si legge nelle carte dell’inchiesta e della determina del Comune – e questi precipitava nel fossato sottostante compiendo un volo di numerosi metri”. Un volo risultato fatale. Il ferito, infatti, venne ricoverato d’urgenza all’ospedale di Napoli a causa delle gravissime ferite riportate alla colonna vertebrale, morì il 23 maggio, dopo un mese di agonia. I figli dell’uomo e la moglie avevano richiesto un risarcimento danni al Comune di Padula per danni patrimoniali e non. A distanza di oltre quattro lustri è arrivata la sentenza della Cassazione e chiudere l’iter giudiziario dal punto di vista civilistico.

L’uomo era andato a pescare nel fiume Imperatore e si era allontanato da suo fratello che era con lui quel giorno. Quest’ultimo non vedendolo tornare si era preoccupato ed era andato a cercarlo, lo aveva ritrovato sotto il ponte Giuliano, caduto per diversi metri, gravemente ferito.

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