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domenica, 5 Luglio, 2026
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Arrestato uno dei banditi che fece esplodere lo sportello Atm a Marsicovetere

Arrestato a Cerignola, in provincia di Foggia, un 30enne del posto con precedenti di polizia, destinatario di un provvedimento restrittivo e resosi irreperibile nell’immediatezza dell’esecuzione dello stesso. Il giovane si era sottratto alla cattura a seguito dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa il 22 giugno. Il catturando è stato associato presso la Casa Circondariale di Foggia. L’arresto rappresenta l’atto conclusivo di una serrata e articolata attività d’indagine condotta sul campo dall’Aliquota Operativa della Compagnia Carabinieri di Viggiano, sotto la costante direzione dell’Autorità Giudiziaria.
I fatti risalgono alla notte del 27 dicembre 2025, quando un gruppo criminale organizzato ha assaltato la filiale della Banca Monte dei Paschi di Siena a Marsicovetere (PZ). I malviventi, agendo con volto travisato, hanno utilizzato un ordigno esplosivo artigianale (la cosiddetta “marmotta”) per sventrare lo sportello ATM, impossessandosi di circa 4.670 euro e provocando ingenti danni strutturali all’edificio.
Per compiere l’assalto, la banda aveva preventivamente sottratto un’autovettura sul posto, successivamente data alle fiamme durante la fuga per tentare di cancellare gli indizi. Subentrati a bordo di una potente vettura di grossa cilindrata, i criminali sono stati intercettati e inseguiti dai carabinieri della Stazione di Pignola. Nel tentativo di assicurarsi la fuga, i malviventi hanno ingaggiato una folle corsa in auto, seminando sulla carreggiata numerosi chiodi metallici a quattro punte. L’atto ha provocato la foratura degli pneumatici del mezzo di servizio dell’Arma, mettendo a grave repentaglio l’incolumità dei militari operanti e degli utenti della strada.
Il successo dell’operazione, culminato nell’assicurare alla Giustizia l’odierno indagato, risiede nella tempestiva attività di indagine condotta dalla Compagnia di Viggiano, che ha interpretato e applicato in maniera impeccabile, e con lodevole spirito d’iniziativa, le direttive della Procura inquirente. L’Autorità Giudiziaria ha infatti assunto la spinta propulsiva delle indagini sin dalle prime battute, coordinando i successivi sviluppi interregionali e indirizzando le strategie di ricerca tanto che, nonostante l’adozione da parte della banda di meticolose e sofisticate cautele operative per garantirsi l’anonimato e perdersi nei territori limitrofi, la rete investigativa tesa dagli inquirenti ha permesso di chiudere il cerchio.


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