Luglio è uno di quei mesi che chi ha una partita IVA segna in rosso sul calendario. Non perché sia un mese sfortunato, ma perché le scadenze fiscali si accumulano e, se non gestite con anticipo, rischiano di diventare un problema serio per la cassa aziendale.
Il 16 luglio è il giorno più affollato. Entro questa data vanno versate l’IVA di giugno (o del secondo trimestre per chi ha scelto la liquidazione periodica), le ritenute IRPEF su dipendenti e collaboratori e i relativi contributi INPS. Tre adempimenti che arrivano insieme e che richiedono liquidità pronta.
Il 20 luglio è invece la scadenza chiave per chi applica gli ISA e per i contribuenti forfettari. Il Decreto Legge n. 89/2026 ha prorogato a questa data, senza maggiorazioni, il versamento del saldo 2025 e del primo acconto 2026 di IRPEF, IRES, IRAP e IVA, originariamente fissato al 30 giugno. Chi ha bisogno di più tempo può versare fino al 20 agosto, ma con una maggiorazione dello 0,80%.
Va ricordato che la proroga al 20 luglio non riguarda tutti indistintamente. Chi non applica gli ISA e non rientra nel regime forfettario resta vincolato all’ordinaria scadenza del 30 giugno, già passata: motivo per cui, prima di rilassarsi pensando di avere tempo fino al 20, ogni contribuente dovrebbe verificare con il proprio commercialista a quale platea appartiene. Un errore di valutazione su questo punto, negli anni passati, ha già causato versamenti tardivi involontari a diverse imprese convinte di rientrare nella proroga senza in realtà averne diritto.
Tra fine luglio e inizio agosto si aggiungono altri due adempimenti da non sottovalutare. Il primo è il diritto camerale 2026, che quest’anno sconta una maggiorazione del 20% introdotta dal DM 17 marzo 2026 per il triennio 2026-2028. Il secondo è la prima rata della rottamazione-quinquies, in scadenza il 31 luglio (con 5 giorni di tolleranza fino al 5 agosto).
Tenere sotto controllo queste date non è solo una questione di adempimento formale. Sbagliare una scadenza o non pianificare per tempo la liquidità necessaria può tradursi in sanzioni che vanno dal 10% per il tardivo versamento fino al 100% per l’omesso versamento del diritto camerale. Numeri che, su importi consistenti, diventano rapidamente insostenibili.
A queste scadenze si affianca, per chi ha dipendenti, anche il calcolo delle ferie estive e degli eventuali versamenti sospesi durante la chiusura aziendale di agosto: molte imprese, soprattutto nel commercio e nell’artigianato, scelgono di chiudere per una o due settimane, ma questo non sposta le scadenze fiscali, che restano fisse indipendentemente dall’operatività dell’azienda. Pianificare la cassa prima della chiusura estiva, quindi, diventa un passaggio che va anticipato già a fine giugno, non rimandato a ridosso delle ferie.

Per chi dovesse comunque sforare anche la scadenza del 20 agosto, resta la strada del ravvedimento operoso, che consente di regolarizzare un versamento omesso o insufficiente pagando una sanzione ridotta, tanto più bassa quanto prima ci si mette in regola: si parte da una riduzione minima per chi regolarizza entro 14 giorni, fino ad arrivare a sanzioni piene per chi lascia passare più di un anno. Uno strumento utile da conoscere, ma da considerare come rete di sicurezza, non come alternativa a una pianificazione fatta per tempo.
Una pianificazione fiscale costruita con un consulente esperto, come quella offerta da Azienda Futuro alle SRL italiane, permette di affrontare mesi come questo senza sorprese, allineando scadenze, cassa e strategia di crescita dell’impresa, e riducendo la necessità di rincorrere gli adempimenti all’ultimo momento. Un calendario fiscale condiviso con l’imprenditore fin dall’inizio dell’anno, aggiornato ogni volta che interviene una proroga o una modifica normativa come quelle viste in questi mesi, è spesso la differenza tra vivere luglio con ansia o affrontarlo con la cassa già pronta. Perché luglio non deve essere un mese da temere, ma da governare.














